Deruba la sorella disabile

La donna era stata nominata tutrice e si è appropriata di due case per un valore di 240 mila euro



TRENTO. Avrebbe dilapidato il patrimonio della sorella disabile grave della quale era stata nominata tutrice. Non solo. Le avrebbe anche svuotato il conto corrente, tanto che non c’erano più neanche i soldi per la retta della casa di riposo che la ospita. Per questo una donna di 50 anni delle Giudicarie è finita nei guai. Il pm Antonella Nazzaro l’aveva iscritta nel registro degli indagati ipotizzando i reati di furto e appropriazione indebita. Poi ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta, ma il giudice Carlo Ancona ha respinto la richiesta e ha anche obbligato la Procura a indagare la donna per il reato più grave di peculato. Questo perché la donna si sarebbe appropriata del patrimonio della sorella in qualità di sua tutrice, ovvero di incaricata di pubblico servizio.

La vicenda è andata avanti per un anno e mezzo. La disabile soffre di una malattia psichica ed è ricoverata in una casa di riposo delle Giudicarie. Ha ereditato dai genitori due appartamenti e anche una somma di denaro in contanti depositata in un conto corrente bancario. Un piccolo patrimonio che doveva servire a pagare la retta della casa di riposo ed ad altri eventuali necessità della donna. Alla morte dei genitori, la sorella era stata nominata sua tutrice della disabile. Secondo l’accusa, la donna avrebbe dapprima venduto un appartamento intestato alla sorella disabile per un somma di circa 120 mila euro. Poi, dopo qualche tempo, sarebbe tornata alla carica. Aveva bisogno di soldi per pagare delle spese di sua figlia. Così è tornata ad approvvigionarsi di soldi nel suo personale deposito, ovvero il piccolo patrimonio della sorella. Così in poco tempo è stato venduto anche il secondo appartamento intestato alla disabile. In questo caso sono stati realizzati 100 mila euro. Soldi che, come i 120 mila euro provenienti dalla vendita del primo appartamento, si sono volatilizzati in poco tempo. Ma la donna indagata non si sarebbe accontentata. Dopo aver venduto gli appartamenti della sorella avrebbe svuotato anche il suo conto corrente. C’erano almeno 20 mila euro e la sorella della disabile li ha fatti sparire. I guai, però, sono iniziati poco tempo dopo. Infatti, fino a quel momento la retta era garantita da un assegno di invalidità della disabile. Ma per alcuni mesi l’assegno non è stato accreditato sul conto a causa di un inghippo. Così non c’erano più soldi per pagare la retta per la donna. La casa di riposo a questo punto ha controllato in banca e ha scoperto che il conto della disabile era stato svuotato. Così è partita una denuncia ai carabinieri. In poco tempo sono state scoperte le vendite degli appartamenti della disabile. La donna avrebbe ceduto gli immobili senza chiedere la necessaria autorizzazione del Tribunale Per questo motivo il giudice ha ipotizzato il reato di peculato, dal momento che la donna sapeva di dover chiedere il permesso. In un primo momento, l’accusa aveva creduto alla possibilità che la donna si fosse confusa e avesse fatto degli errori. Per questo era stata chiesta l’archiviazione. Il giudice Ancona però la pensa diversamente.

(u.c.)













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