Confindustria, un piano anti precarietà

Mazzalai: l'ipotesi di Dellai di nuove forme contrattuali può essere concretizzata



TRENTO. «Non c'è stato alcun atto formale relativo a un accordo per definire nuovi strumenti contrattuali, ma al di là di questo l'importante è che dal pubblico sia venuto un auspicio. Noi siamo pronti a raccoglierlo e concretizzarlo». Paolo Mazzalai, presidente di Confindustria Trento, commenta così le parole del governatore Lorenzo Dellai, che ipotizza un Trentino laboratorio di sperimentazione di nuove forme d'inquadramento dei rapporti di lavoro, per contrastare in primo luogo la disoccupazione giovanile. E annuncia: «Stiamo mettendo a punto una proposta, a breve la presenteremo».

Presidente Mazzalai, allora non si è ancora «convenuto» nulla tra Provincia e parti sociali?
Formalmente no. Ma siamo prontissimi a immaginare una collaborazione sul problema della disoccupazione giovanile. Fa piacere che una proposta del genere venga anche dalla politica, perché da parte nostra tentiamo di farlo da tempo. È il problema del nostro futuro, delle nostre aziende: la principale fonte d'innovazione non può che venire dai giovani. È ovvio che il problema ci sta a cuore. Non a caso già a luglio, nella nostra assemblea a Levico, abbiamo annunciato che il tema dei giovani sarà al centro della nostra attività. Poi c'è stato agosto, ma le garantisco che non abbiamo perso tempo.

Confindustria Trento ha cioè già messo a punto proposte concrete?
Abbiamo impostato un programma di attività che a breve divulgheremo. Si tratta di un programma che mette al centro il tema dei giovani in rapporto con il territorio e con il sistema produttivo. Indico un dato: negli Stati Uniti il 40% del Pil è creato da aziende nate dopo gli anni '80. Questo dimostra quanto siamo importanti i giovani.

Il problema principale è quello della precarietà. Che cosa si può fare concretamente in Trentino?
La precarietà è un problema ma attenzione, segnalo anche qui un dato: in Trentino il 90% dei contratti dell'industria sono a tempo indeterminato. È un fatto di grande importanza che non viene abbastanza sottolineato.

La statistica però è generale. Dubito che nove giovani su dieci impiegati nell'industria trentina siamo inquadrati a tempo indeterminato.
Effettivamente in questo caso la cifra è giocoforza più bassa. Il problema ha due aspetti: le giovani generazioni scontano un handicap d'ingresso legato da un lato ai tempi d'uscita sempre più ritardati dal mondo del lavoro, dall'altro alla preparazione che danno le scuole, che spesso purtroppo non è sufficiente per le esigenze delle imprese. Il primo aspetto è strutturale, dipende da fattori generali dell'economia. Sul secondo aspetto credo invece che si possa lavorare.

Dellai parla però esplicitamente di nuove forme contrattuali. Che cosa immaginate?
Pensiamo a forme che garantiscano una maggiore tutela del lavoro giovanile. È proprio su questo fronte che ci stiamo attivando come Confindustria Trento. Stiamo mettendo a punto delle ipotesi che tra pochi giorni presenteremo. Poi sarà importante confrontarsi con le parti sociali e con la politica. Alla quale va comunque dato atto che sta mettendo in campo numerosi strumenti per contrastare la disoccupazione giovanile.

A che cosa si riferisce?
Penso ad esempio a tutte quelle forme di sostegno pubblico all'imprenditorialità giovanile e in generale alla crescita attraverso Trentino Sviluppo.

Crede davvero che il «laboratorio di sperimentazione» ipotizzato da Dellai sia una strada percorribile rispettando la cornice normativa nazionale?
Le leggi nazionali non possono essere bypassate, è vero. Si possono però mettere sul tavolo, come ipotesi di lavoro su cui confrontarsi, delle metodiche di applicazione di queste leggi che, per certi versi, possono rendere più stabili i posti di lavoro. Noi crediamo che sia possibile e vedrete, ve lo dimostreremo.













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