Trento

Caserme a Mattarello, milioni al vento

Niente più cittadella militare, ma tra progetti ed espropri sono stati spesi 45 milioni



TRENTO. Basterebbe l’idea della campagna fertile di Mattarello riempita di materiale inerte (al servizio di una Cittadella militare che non si farà più) a far venire i brividi. Aggiungete che tra Stato e Provincia sono stati spesi 45 milioni di euro (per un progetto abbandonato) e diventa evidente il fallimento di un’operazione colossale, con la Provincia ancora impegnata a mettere ordine tra terreni espropriati (e che potrebbero essere riacquistati dagli agricoltori) e aree per cui la procedura non era ancora definitiva, con i proprietari che saranno chiamati a restituire i soldi. Uno scenario disastroso, pari al panorama desolato che ora caratterizza parte delle aree di San Vincenzo (fra Trento e Mattarello) dove migliaia di camion hanno depositato terra e roccia provenienti dagli scavi della galleria di Soraga, facendo la spola tra la valle di Fassa e la valle dell’Adige più volte al giorno.

Il Trentino aveva denunciato l’operazione Mattarello nel maggio scorso e a chiarire i dettagli dell’operazione (in seguito a un’interrogazione presentata dal consigliere provinciale Claudio Civettini) è ora l’assessore provinciale Mauro Gilmozzi. I conti sono questi: 45,6 milioni spesi fra Stato e Provincia così suddivisi: 13,8 milioni a carico dello Stato relativi all’onorario per la progettazione delle caserme (non quantificato nel dettaglio), agli immobili “Le Rondini” (in uso all’Esercito) e ai lavori realizzati alle attuali caserme Pizzolato; altri 31,8 milioni sostenuti dalla Provincia di Trento (1 milione di euro circa per l’approntamento dell’area espropriata e altri 30,8 per l’espropriazione di 22 dei 27 lotti previsti.

Sul perché la partita caserme non sia mai andata in porto è presto detto: «Le motivazioni - scrive Gilmozzi - sono legate alle mutate esigenze dello Stato in termini di aree militari nonché alla situazione economica venutasi a creare in Italia dal 2011 in avanti. Le scelte che hanno determinato i cambiamenti derivano dalla modifica dell’Accordo di programma quadro a cui afferiscono, oltre alla Provincia di Trento, anche quattro ministeri (Difesa, Interni, Giustizia e Sviluppo Economico) e l’Agenzia per il Demanio».

Nella risposta all’interrogazione si legge che l’abbandono del progetto ha comportato un risparmio per le casse provinciali di 150 milioni di euro, ma è chiaro che nel contempo le aree militari in città sono rimaste nella disponibilità dello Stato invece di passare alla Provincia.

E le aree espropriate? Come aveva scritto il Trentino nel luglio scorso la Provincia ha informato gli ex proprietari della possibilità di riacquisirle (restituendo gli importi percepiti). Ma l’assessore non indica quante persone hanno accolto finora l’invito della Provincia. Le aree per cui l’esproprio non era stato ancora formalizzato torneranno invece ai proprietari che dovranno restituire eventuali anticipi. (a.s.)













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