Canezza, riaperta la strada che spaccava il paese

Incontro pubblico dopo il blitz notturno dei residenti contrari alla chiusura Il sindaco: «Ho già sospeso l’ordinanza che vietava il transito alle auto»


di Roberto Gerola


PERGINE. Articolata e combattuta la serata contro la chiusura di un tratto della strada (via delle Scuole) che a Canezza congiunge la parte alta (Portolo) e la parte bassa del paese.

In sostanza, se in 22 avevano chiesto la chiusura (più spazi per gli scolari e più sicurezza) al sindaco Oss Emer, altri 80 si sono rivelati contrari proponendo soluzioni più realistiche e meno impattanti. C’è da dire che tra i 22 citati dal sindaco, figurano le maestre, il dirigente, i rappresentanti dei genitori, e qualche genitore. Ma la popolazione, per la chiusura della strada principale, non era stata né informata, né consultata né convocata dal sindaco o dal fiduciario frazionale. Ed era dal 24 maggio scorso che il provvedimento era stato deciso e che era stato comunicato al fiduciario. Per questa “mancanza” ci sono state molte contestazioni. Ma anche sulla confusione nelle motivazioni di chiusura.

La serata era iniziata con Oss Emer a leggere una premessa. Il sindaco sottolineava le poche risorse presenti e quindi che il bilancio 2013 era già approvato, che l’operatività era iniziata solo dal maggio scorso, che ponte sul rio Minghet (dalla provinciale alla Coop) sarà realizzato nel 2016, che la pianificazione urbanistica (per Canezza) «se si può chiamare così» aveva accontentato i proprietari delle aree, che la palestra aveva ridotto gli spazi, che la chiusura della strada era sperimentale e negava che spaccasse il paese in due. Ed annunciava quindi di aver sospeso l’ordinanza (dopo il blitz notturno, ndr), rapportava i benefici a disagi sopportabili, promettendo la sistemazione dell’uscita della via a monte.

Gli 80 presenti erano tutti sostanzialmente contro la chiusura e tra le loro prime rimostranze: è una soluzione estrema, si vuol farne ora “caso politico”. Presenti insegnanti e genitori pro chiusura della strada, ma non sono intervenuti.

Così, “battaglia” contro il metodo, contro la non informazione.

«Non potevo ignorare la richiesta, qualcosa dovevo fare», diceva il sindaco tra le molte espressioni di replica. E ancora: «Ho sospeso l’ordinanza, non sarà rinnovata, portate le soluzioni al fiduciario poi ne parliamo». A dare battaglia, un po’ tutti, specie Claudio Martinelli, duro nel contestare metodo e decisione. Le soluzioni si sono accavallate e alcune subito scartate perché costose (acquisto di aree vicine). Su tutte, quella di Gaetano (genitore di scolari e residente a fianco delle scuole): poco costosa, poco impattante e soprattutto adottata in moltissime situazioni analoghe. Per mettere in sicurezza l’uscita dei bimbi, chiudere la strada (alle 8 e alle 12) per un quarto d’ora (segnale stradale o piloncini mobili) e vietare il parcheggio selvaggio delle auto (multe). Più spazi ai bambini? Ridurre la grande aiuola del piazzale interno che occupa un terzo della superficie disponibile. «Meglio di così non si può», è stato detto.

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