Camorra in Trentino, commercialista indagato

Professionista roveretano avrebbe segnalato le imprese in difficoltà


Ubaldo Cordellini


TRENTO. La Camorra penetrava in Trentino anche grazie a un commercialista roveretano. Il professionista è stato iscritto sul registro degli indagati dal pm di Rovereto Fabrizio De Angelis per concorso in estorsione aggravata da metodi mafiosi. Adesso gli atti sono stati inviati alla Procura distrettuale antimafia di Venezia che si occupa dell'inchiesta. Secondo le indagini, il commercialista avrebbe avuto il ruolo di quinta colonna all'interno dell'economia trentina. Sempre stando all'ipotesi accusatoria, lo ricordiamo per il momento siamo nella fase delle indagini preliminari, il professionista roveretano avrebbe segnalato alla società Aspide srl, che faceva capo a Mario Crisci, arrestato nel blitz di un mese fa, le imprese in difficoltà. La società vicina al clan camorristico dei casalesi poi faceva il resto. Inizialmente prestava soldi, poi, pretendeva interessi esorbitanti e, alla fine, si prendeva tutta l'azienda. Il ruolo del commercialista era centrale. Segnalava a Crisci gli imprenditori a corto di liquidità, ma non solo. In alcuni casi, il professionista avrebbe anche studiato e suggerito architetture societarie che avrebbero permesso alla Aspide di portare a termine i suoi piani. Il ruolo del commercialista sarebbe stato centrale in svariati affari, sia nel roveretano che nella zona di Trento. In un caso, il professionista, avrebbe messo in contatto un proprio cliente con la Aspide srl. Il cliente gestiva un albergo e aveva un debito di 200 mila euro con un imprenditore con il proprietario dell'hotel. La società del cliente è finita nelle mani di Crisci. Emissari della Aspide, poi, hanno minacciato l'imprenditore titolare dell'albergo per farlo rinunciare al credito. Le minacce erano più che esplicite ed erano condite anche con l'esibizione di una pistola. Gli inquirenti devono approfondire il ruolo del professionista anche nella vicenda della «Il grattacielo srl». Si tratta di una società immobiliare di Rovereto che aveva una quota in un'altra società che gestisce palestre. La Aspide prima ha conquistato la società «Il grattacielo» prestandole soldi con tassi usurari. Poi ha messo in atto un'estorsione con metodi mafiosi ai danni dei titolari della società che gestisce palestre. I casalesi pretendevano 200 mila euro per cedere la quota della società che era in pancia alla «grattacielo». Il nome del commercialista ricorre spesso nel racconto degli imprenditori finiti nella rete della Aspide. Lo stesso Crisci nella sede della sua società a Padova, disse a uno di questi imprenditori che collaborava molto con il professionista trentino. Tra le aziende cadute nelle mani della Aspide c'è quella di un imprenditore di Folgaria che riceve un prestito di 40 mila euro. Deve restituirlo con interessi mensili pari a 4 mila euro. I casalesi a garanzia del prestito si sono presi un terzo di una società che possiede immobili a Folgaria e in val di Non per oltre un milione di euro. Secondo una prima ricostruzione, il commercialista avrebbe avuto un ruolo anche in questo affare. Adesso l'inchiesta, che viene seguita dalla Procura distrettuale antimafia di Venezia, dovrà accertare l'eventuale responsabilità del professionista. In Trentino sono cadute nella rete di Aspide una decina di aziende. Si tratta, per lo più, di immobiliari o aziende di impianti o imprese di movimento terra. Società, comunque, tutte a corto di liquidità. Il professionista iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Rovereto era a conoscenza della situazione patrimoniale delle aziende perché erano sue clienti e poi segnalava quelle in difficoltà alla Aspide. I casalesi, poi, iniziavano a tessere la loro ragnatela e conquistavano con una pipa di tabacco le aziende in debito di ossigeno.

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