Borgonovo isolata deleghe a rischio L’Upt: sì al rimpasto

Pd, blindatura fragile al di là delle dichiarazioni. Duro il Patt: «Il problema è la sanità, non si tirino in campo altri assessori»


di Chiara Bert


TRENTO. Appare sempre più fragile e isolata la posizione di Donata Borgonovo Re in giunta. Nessuna decisione è stata assunta dal presidente Ugo Rossi, né comunicata alle forze di maggioranza. Ma il clima nei confronti dell’assessora alla sanità si fa di ora in ora più pesante, complice una blindatura da parte del suo partito, il Pd, che si sta rivelando tutt’altro che granitica, cosa di cui il governatore è perfettamente consapevole. Ieri il segretario Sergio Barbacovi e il capogruppo Alessio Manica hanno incontrato Rossi, a cui hanno ribadito la posizione emersa lunedì in coordinamento: «Venerdì la maggioranza deve dare un segnale di compattezza e respingere la mozione delle minoranze che chiedono il ritiro delle deleghe a Borgonovo Re, dopodiché il Pd è disposto a ragionare di un nuovo assetto di giunta che preveda un rimescolamento delle deleghe, compresa la sanità». In serata, dopo consiglio, nuova riunione del gruppo, assenti Borgonovo e il vicepresidente Alessandro Olivi (in ferie). Ma al termine dell’incontro con Rossi, è lo stesso Barbacovi a dichiarare che «è importante che non cambino i pesi in giunta». Il governatore annuncia che la soluzione andrà trovata entro venerdì, ironia della sorte giorno del compleanno di Borgonovo. «La maggioranza non può farsi impallinare in aula», è l’unico refrain comune nel centrosinistra autonomista che a un anno e mezzo dall’avvio della legislatura è alla resa dei conti. Se Rossi per ora non si sbilancia, è il Patt ad andare all’attacco. «Non è il tempo del gioco delle tre carte», avvertono il segretario Franco Panizza e il capogruppo Lorenzo Baratter rivolti al Pd. «Che un partito della coalizione metta in discussione, oltre alla sanità, anche la gestione di deleghe quali cultura e turismo è un “gioco delle tre carte” per dissimulare il reale problema. Maldestramente, anche perché non risulta che in maggioranza siano mai state sollevate criticità riguardo l’attività degli assessori Dallapiccola e Mellarini».«Anche perché se questo fosse il criterio, si dovrebbero mettere in discussione altre deleghe. Basti pensare alle migliaia di persone disoccupate: eppure nessuno si permette di mettere in discussione l’operato dell’assessore Olivi». «Il vero e reale problema, in questo primo anno e mezzo di legislatura - insistono Panizza e Baratter - riguarda la gestione della delega della sanità. Non ritorniamo a elencare le molteplici e ripetute criticità. E non ne facciamo nemmeno una questione politica: molto più concretamente è una questione di funzionamento del governo provinciale e di tenuta dei rapporti dentro la maggioranza. La questione non è se gli autonomisti voteranno la fiducia: ovviamente noi ci saremo lealmente. Tuttavia è nostro dovere rimarcare il fatto che il senso di responsabilità del Pd avrebbe dovuto portare ad altre conclusioni (leggi le dimissioni dell’assessora, ndr). Dinnanzi ad oggettive difficoltà di rapporto interne alla giunta, che si sono ripetute nel corso della prima parte della legislatura, il presidente ha il dovere e la responsabilità di intervenire per garantire la continuazione della legislatura in un clima che ne ottimizzi i risultati».

Da parte dell’Upt invece, pur di esautorare Borgonovo, arriva un’apertura alla richiesta di rimpasto: «C’è un equilibrio di numeri da garantire in giunta, sul resto si può discutere di tutto», dice il capogruppo Gianpiero Passamani. Che sul casus belli, i punti nascita degli ospedali di valle, in una nota firmata dal gruppo insieme a Giuseppe Detomas (Ual) ribadisce: «La nostra non è una battaglia di retroguardia né di facile consenso, ma la posizione di chi crede davvero nelle opportunità di non omologarsi ai modelli socio economici metropolitani».













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