«Bacino ai Sette Larici: ecco quali sono i rischi»
Sfruz, Benito Cavini, ex segretario comunale, contesta il progettista dell’invaso E teme l’espansione dei frutteti: «A che servono 305 mila metri cubi di acqua?»
SFRUZ. Continua a far discutere il bacino irriguo che sta sorgendo ai Sette Larici, alla quota della località Credai di Sfruz.
Sul punto, in replica ad alcune affermazioni del progettista dell'invaso, l’ingegner Alberto Zambotti, interviene Benito Cavini, giornalista ed ex segretario comunale con casa a Credai, il quale prende le mosse dall'articolo apparso sul Trentino il 19 agosto scorso, nella pagina della Val di Non, con il titolo “L'invaso irriguo è senza rischi”.
«C'è però un limite anche a certe “inesattezze” (per usare un eufemismo); intanto va chiarito che il bacino si trova ad una quota di 1.150 metri e non 1.050: infatti la quota del Comune di Sfruz è 1.012 metri e le case della zona residenziale di Credai, che si trovano ad una distanza in linea d'aria dal bacino di circa 400 metri, sono ad una quota di 1.080, quindi una settantina di metri più in basso. Inoltre la sopraelevazione prodotta dall'accumulo dei 130.000 metri cubi di materiale di risulta sul Dosso di Pozzalongia sarà di 11 metri nella sua misura massima e di 9 metri al colmo del dosso preesistente, e non di 1 metro come affermato da Zambotti» - afferma l’ex segretario comunale.
Cavini ammette che il paragone con Stava è sicuramente molto forte, ma a suo dire «fotografa una possibile futura realtà, pur con proporzioni molto minori, perché al limite superiore del bacino verrà a formarsi un accumulo di materiale “mosso”, cioè non consolidato dal tempo, che, con le eccezionali precipitazioni atmosferiche che si verificano in questi ultimi anni, potrebbe veramente franare nel bacino sottostante e alzare un’onda d'acqua che, scavalcando la diga, precipiterebbe a valle, con le conseguenze che si possono facilmente immaginare, considerata l'enorme quantità d'acqua che il bacino contiene».
Cavini paventa poi che con il bacino che sta nascendo cresceranno, in espansione a monte, i frutteti intensivi. «Se fosse vero, come afferma Zambotti, che il finanziamento del bacino prevede “un catastino irriguo unicamente a valle di Sfruz e nemmeno un metro sopra l'abitato....” e che anche “a Smarano ci sono limitazioni all'aumento della superficie frutticola”, come si giustifica allora una quantità d'acqua di ben 305.000 metri cubi, non molto inferiore a quella del lago di Coredo? Resta il sospetto che con questa operazione si verifichi un grande spreco di danaro pubblico, oltre all'irreversibile danno ambientale già perpetrato, come appare dalla fotografia pubblicata».
Nel mirino di Benito Cavini ci sono pure le diverse varianti che sono state effettuate in corso d'opera, come ad esempio l'eliminazione dal progetto del piccolo laghetto balneabile previsto a fianco del bacino irriguo, che invece diventerà uno stagno.
E quindi conclude: «Si potrebbe anche giustificare, considerate le traversie e i ritardi dovuti alla lunga vertenza con la Tassullo spa, ma resta il dubbio che anche inizialmente si trattasse di uno “specchietto per le allodole”».