Azzardo, il vizio viaggia in Internet

L’allarme lanciato dalla tavola rotonda del nostro giornale: «Così i minorenni aggirano i divieti e finiscono nel gorgo»


di Giulia Merlo


TRENTO. Il gioco d’azzardo è sì un vizio, ma prima di tutto una malattia da curare: non solo privata, ma anche e soprattutto sociale, con tutto il carico di dramma che comporta per chi ne soffre e per chi la subisce. Per questo, quanto più si riesce a conoscerla tanto più è possibile affrontarla. Di questo si è parlato durante la tavola rotonda “Azzardiamo un’alleanza: punti di vista a confronto”, attorno alla quale si sono riuniti l’altra sera a Palazzo Geremia l’assessore comunale Violetta Plotegher, la psicologa Roberta Ferrucci, Ivan Baratella del sindacato autoricevitori, Ruggero Carli delle Casse rurali, Mario Pederiva dell’associazione “Occhio al gioco”, l’assistente sociale Barbara Dossi e don Celestino Riz, parroco di Roncone. A moderare, il nostro direttore Alberto Faustini. La conclusione è stata per certi versi paradossale: il giocatore d’azzardo non è più il frequentatore delle sale da gioco, ma un silenzioso e irrintracciabile internauta. «I soggetti maggiormente a rischio sono i giovanissimi - ha infatti sottolineato la dottoressa Ferrucci del Sert di Trento - che con internet aggirano il problema del divieto di gioco ai minorenni. L’aumento di casi di giocatori patologici è un segno evidente della crisi, che ha portato a preferire l’alea all’agonismo. L’amoralità dell’azzardo sta proprio nel ragionamento a monte: meglio affidarsi al caso, perché con le proprie forze non ce la si farà mai».

I numeri individuati dal Sert sono impressionanti: dagli 8 casi del 2007 ai 110 del 2012, con pazienti tra i 28 e gli 82 anni. E dietro ogni giocatore si nasconde sempre un dramma familiare, come ha testimoniato Ruggero Carli, responsabile di settore delle Casse rurali, di cui spesso lo sportellista in banca è il primo ad accorgersi: «La Cassa rurale è una banca di relazione e cerchiamo di coltivare i rapporti con ogni singolo cliente. Le prime avvisaglie sono i prelievi frequenti, i bancomat azzerati, ma nei casi più gravi si arriva anche a ricevere richieste di finanziamenti. A quel punto cerchiamo di intervenire, ma è delicato capire fino a che punto è possibile intromettersi». Il dato rilevante è che negli ultimi anni il risparmio delle famiglie non è più cresciuto a causa della crisi, ma ugualmente sono stati investiti 800 milioni di euro nel gioco, circa il 5% del risparmio totale detenuto dalle Rurali: «Significa che ci stiamo mangiando ciò che abbiamo risparmiato in anni di lavoro».

Gli strali contro chi, se non direttamente almeno idealmente è responsabile del dilagare di questa insana passione, li ha lanciati invece don Celestino Riz. «La responsabilità di questo dramma è totalmente politica: finché continueremo a credere che la colpa è solo di chi gioca, non risolveremo mai nulla. Ho visto i drammi familiari e personali di chi cade in questo gorgo e la colpa è di tutti quei governi che continuano a lucrarci, a non dire che il “Gratta e vinci“ è solo una tassa sulla povertà». Dello stesso avviso anche Violetta Plotegher, che con il suo assessorato per le politiche sociali ha fatto del contrasto al gioco d’azzardo una delle priorità: «Lo Stato è colpevole non perché col gioco guadagna, ma perché perde in salute sociale prima di tutto, non proteggendo i poveri e, ciò che è peggio, creandone di nuovi». La serata si è conclusa con una polemica a margine, portata dalla consigliera comunale Eleonora Angeli e applaudita dalla sala. All’appello, infatti, mancavano le autorità provinciali, primi tra tutti gli assessori Rossi per la sanità e Olivi per l’economia: «Evidentemente avevano di meglio da fare - ha concluso serafica - sappiano però che la loro colpevole assenza si è notata».

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