Studenti cavie per la app  contro il cyberbullismo  

L’iniziativa al Filzi. Un progetto innovativo con Fbk realizzato con la collaborazione dei giovani che si sono prestati a fare le vittime e i bulli: «Abbiamo sottovalutato il problema»

di MICHELE STINGHEN

Rovereto. Sta nascendo un'applicazione per contrastare il cyberbullismo, e gli studenti di prima del liceo Filzi sono stati i primi ad aiutare i ricercatori della Fbk a testare il fenomeno. Il progetto è stato presentato ieri; ragazze e ragazzi hanno partecipato ad una sperimentazione su Instagram e condotto un gioco di ruolo, dove avevano il compito di "simulare" di essere bulli e vittime su di una chat di Whatsapp. Il percorso, sostenuto dal dirigente Santoli, è stato a cavallo tra educazione e ricerca, in un fenomeno che è ancora tutto da capire. E che è - al di là dei casi eclatanti che finiscono sulle prime pagine - è in gran parte sommerso. «Non lo si vede, se non quando esplode, e in questi casi è già troppo tardi» ha detto Matteo Cattadori alla restituzione del progetto condotto alle Filzi. Cattadori è insegnante di scienze e ha seguito il percorso di ricerca di Fbk.

Fenomeno ignorato

«Prima di questo percorso - ha detto - consideravo il "cyberbullismo" come qualcosa di sopravvalutato. Il cyberbullismo è largamente ignorato anche dal personale educativo. E questo aggrava ulteriormente la situazione». Il prendere in giro qualcuno su Instagram o sulle chat è subdolo, e spesso produce una situazione dove non c'è il bullo che, più grosso di tutti, picchia gli altri, ma quanto meno sta per questo motivo antipatico a tutti. Nel virtuale, come hanno spiegato Enrico Piras e Sara Tonelli di Fbk, può accadere che il bullo prenda in giro una persona, mentre tutti gli altri intorno ridono, e questo peggiora la situazione.

Tecnologia e semantica

«E’ difficile quantificare il fenomeno - ha detto Piras – i casi volte si sgonfiano da soli, a volte esplodono, ce ne si accorge sempre tardi». Per questo Fbk è stata coinvolta nel progetto della app "Creep", che con una tecnologia applicata alla semantica è capace di analizzare testi e rilevare automaticamente casi di bullismo. Gli studenti del Filzi hanno aiutato i ricercatori ad affinare il sistema. Le classi hanno esaminato foto ricavate da Instagram, e detto se avrebbero preso in giro o meno determinate immagini. Sono poi state coinvolte in un gioco di ruolo tutto sulla chat, dove dovevano ricoprire dei ruoli (bullo, vittima, chi supporta uno o l'altro) in determinati scenari. Il ruolo di chi assiste si è rilevato importante; diverse le situazioni osservate, dal gruppo intero che nega il conflitto al cercare di sgonfiare l'episodio. Al termine si è svolta la riflessione in classe: e quando ci si vergognava di leggere certi messaggi, anche se postati solo "per esercizio", forse si è capito che quello che si scrive sui social network non è proprio indolore.