«Smartphone? Meglio una bici»  

“Genitori connessi” ad Educa: l’uso da parte di un bambino della rete e avviene troppo precocemente

di Alberto Tomasi

ROVERETO. Una volta il terreno di scontro fra genitori e figli, alle soglie dell’adolescenza, era rappresentato dal motorino. Ma adesso che il motorino non lo vuole più nessuno, il confronto è passato ai telefoni cellulari e all’accesso a internet, con il progresso tecnologico che impone ai genitori di sostituire i vecchi paradigmi educativi, di epoca pre social, con altri del tutto nuovi. Un tema complesso sul quale hanno dibattuto ieri mattina due dei maggiori esperti italiani dell’età evolutiva, gli psicoterapeuti Matteo Lancini e Alberto Pellai, portatore ciascuno di un proprio punto di vista, e che Alberto Faustini, direttore del Trentino, ha fatto dialogare nel corso di “Genitori connessi”, tenutosi al Palazzo dell’istruzione nell’ambito di Educa. Erano presenti anche l’assessore provinciale all’università e ricerca Sara Ferrari e l’assessore comunale all’istruzione Cristina Azzolini.

«È questo tema quanto mai attuale, - ha esordito Faustini - proprio adesso che lo scandalo di Facebook, ci pone l’interrogativo se per i social noi siamo più cose o persone». Pellai invita alla cautela: «Il mio consiglio di genitore è di attendere fino alla fine della terza media prima di dare uno smartphone, e per la cresima meglio regalare una bicicletta, un regalo più indicato per la preadolescenza». Diversa l’opinione di Lancini, più disposto a concedere libero accesso alle nuove tecnologie, che se vengono impiegate correttamente nell’ambito familiare, possono anche risolvere problemi educativi: «la madre virtuale fa finta di delegare, in realtà controlla attraverso al tecnologia». Per Lancini, «il pericolo risiede invece nell’accelerazione delle tappe della crescita nella totale inconsapevolezza dei genitori, che devono anch’essi accelerare, con il paradosso che sia ha timore di mandare i figli a fare la spesa, ma poi li si lascia liberi di navigare sui social: siamo di fronte, da una parte, a una precocizzazione dell’infanzia, e dall’altra a una infatilizzazione dell’adolescenza».

Insomma quello che i genitori dovrebbero evitare è di fare un passo indietro all’arrivo della adolescenza nelle libertà prima concesse. L’invito di Faustini, di quale significato attribuire all’affermazione di Mauro Corona, di «essere orfano di genitori viventi», ha spostato il dibattito sul tema della famiglia. Per Pellai il genitore che vuole essere autorevole, e non autoritario, è «un genitore appassionato della vita, che magari alza la voce, ma che è felice». Mentre per Lancini è autorevole il genitore che è «altro da se, a cui si può consegnare il proprio futuro, e che rappresenta un punto di riferimento per l’adolescente in caso di fallimento».

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