Passerini: «Il problema sicurezza esiste ma il primo antidoto è tutelare chi arriva»
ROVERETO. Era uno dei momenti clou di St-azione Accoglienza, l’incontro con Vincenzo Passerini, ex assessore provinciale all’Istruzione e presidente del Forum trentino per la Pace, per anni...
ROVERETO. Era uno dei momenti clou di St-azione Accoglienza, l’incontro con Vincenzo Passerini, ex assessore provinciale all’Istruzione e presidente del Forum trentino per la Pace, per anni presidente della cooperativa sociale Punto d’Approdo, fondata a Trento da don Dante Clauser, che accoglie persone senza dimora. Incalzato dalle domande del vicedirettore del giornale Trentino, Paolo Mantovan, Passerini non chiude gli occhi davanti alla realtà: «Il problema della sicurezza esiste, ad esempio qui, o in piazza Dante a Trento, dove lo spaccio è una situazione quasi “normale”. Ma lo spaccio non l'hanno certo inventato i migranti, semplicemente la loro manovalanza costa meno. Dobbiamo capire che più persone lasciamo senza tetto, per strada, senza tutele, anche economiche, e più è facile che diventino manovalanza a basso costo in mano alla criminalità. E l’ accoglienza è il primo "antidoto" contro questa tendenza».Passerini evidenzia come «siamo una società che produce sempre più emarginazione e poveri. Le povertà assolute nel mondo ricco crescono, come crescono le solitudini, anche tra gli anziani, crescono le dipendenze e le fragilità. Quella tecnologia che dovrebbe unirci e farci comunicare in maniera più facile, in realtà produce più solitudine. Per questo dobbiamo far crescere l’accoglienza, chi la ostacola fa un attentato alla sopravvivenza della qualità umana. Le fragilità di queste persone, che sono poi le nostre, vanno messe al centro dell’attenzione. Perché la realtà di questo mondo c'è la fanno conoscere soprattutto i poveri e gli emarginati. Una realtà fatta di guerre, povertà, traffico di armi che prospera. Non siamo migliori di loro, forse siamo semmai stati più fortunati. E a volte vogliamo metterli in un angolo per non vedere le nostre stesse fragilità». St-azione Accoglienza rivela anche come sia poco scontata rete tra realtà che lavorano nel sociale, osserva Mantovan. «Chi lavora nel sociale tende a vedere il proprio lavoro e non il resto. Ma la vita delle persone è più ampia, chi opera nel sociale deve uscire dal proprio ambito per avere una visione di insieme. È fondamentale la disponibilità a mettersi in discussione, e in collaborazione tra varie realtà. Abbiamo sempre da imparare da chi proviene da mondi differenti. E un cambiamento, in questa direzione, è indispensabile . L’accoglienza è la festa che si riserva all'ospite. Che va sempre accolto con un sorriso - conclude Passerini - mostrando la nostra parte migliore, chiunque egli sia».