Centinaia di volontari occupano il parco
Ai giardini di piazzale Orsi grande festa con 37 associazioni roveretane che seguono emarginati e persone in difficoltà
ROVERETO . Un luogo di degrado come i giardini di piazzale Orsi davanti alla stazione ferroviaria, un luogo che non ha nemmeno un nome, ha ospitato centinaia di persone che lo hanno “occupato” in modo del tutto pacifico. Trentasette associazioni, con i loro volontari, tutti impegnati nel sociale, hanno dato vita ieri per tutta la giornata a St-azione Accoglienza, una vera festa che ha avuto il suo primo scopo nel «contarsi, e incontrarsi - spiega una volontaria -, perché ognuno di noi, pure impegnato nel sociale, non ha molte occasioni di confronto con altre associazioni che si occupano di aspetti differenti della vita, chi degli anziani, chi dei disabili, chi degli stranieri, chi di altri servizi. È un’occasione preziosa per noi, ed è anche una festa». Dalle 15 - ma i volontari erano lì già venerdì per i sopralluoghi - sono iniziate performance musicali e laboratori di manualità (chi a costruire spille tipo “badge”, chi a cimentarsi con la creta), salotti allestiti nel verde, un angolo book-crossing per scambuirsi le letture e zone di incontro per avvicinare i frequentatori abituali del parco, stranieri - spesso africani - i quali si sono dimostrati un po’ diffidenti, forse anche per la vicinanza di una pattuglia della polizia, che stazionava sul lato di via Cesari. Qualcuno però si è fatto coinvolgere, ed ha accettato lo “scambio” della propria giornata con attività o giochi che lo hanno forse fatto sentire, se non proprio “integrato”, meno rifiutato. In sottofondo le canzoni di Dylan, Bob Marley e Jimi Hendrix, alcune simboliche come Blowin’ in the wind o Redemption song, hanno accompagnato una giornata diversa da tutte le altre, per i giardini di piazzale Orsi. È stata attivata anche una raccolta di proposte di toponomastica vera e propria, per dare un nome a questo angolo di città ancora senza un’intitolazione. Per le associazioni che si occupano di accoglienza, e che hanno coinvolto molte donne straniere, è stato davvero un modo per “contarsi”, e il numero fa un certo effetto. C’è anche padre Gianni Landini, parroco di Santa Caterina, c’è il decano don Sergio Nicolli, le suore della Beata Giovanna e una larghissima delegazione dell’associazionismo cattolico, che non si accontenta delle buone parole ma che cerca di dare concretezza ai princìpi di solidarietà umana. Anche con gesto semplici, “civici” in un senso del tutto apolitico, come ad esempio i “lavori in corso” attorno alla malandata panchina rotonda nel mezzo dei giardini, i cui pioli erano malandati e screpolati. Un gruppo di volontari assieme a una suora, muniti di carta vetrata, hanno scrostato e ripulito i pioli di legno che la compongono, ridipingendoli con un impregnante. Un lavoro lungo, se affrontato da soli, ma che fatto in gruppo ha preso pochissimo tempo. Anche in questi “segnali” si coglie il senso della comunità, del gusto di stare assieme. Senza però ipocrisie: «Sappiamo che qui di solito ci sono persone che a molti di noi non piacciono» ha spiegato la speaker in apertura, riferita al fenomeno dello spaccio, «ma siamo pronti a metterci in gioco e dare anche a loro una possibilità per cambiare».
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