misurazioni nel lago 

Garda, livello «ballerino» 

In poco tempo da troppo basso a (quasi) troppo alto



RIVA. Nel giro di due mesi le preoccupazioni di chi osserva il Garda sono passate dal possibile troppo secco al quasi conclamato troppo pieno. A marzo, come già a novembre, i livelli non erano mai stati così bassi mese su mese dal 2007: si parlava di una misura di 71 centimetri, contro i 112 centimetri dell’anno precedente, dunque con una contrazione di 41 centimetri rispetto a dodici mesi prima, di 17 centimetri rispetto al 2016, di 35 rispetto al 2015, di 48 rispetto al 2014 e di 55 rispetto al 2013. Livelli di per sé non drammatici, ma da leggere alla luce del fatto che la stagione irrigua era alle porte e che presto i territori del Benaco meridionale si sarebbero voluti abbeverare delle acque in uscita dal lago, con lo scarico dall’edificio regolatore di Salionze che dalla portata minima di 14 metri cubi al secondo sarebbe dovuto essere progressivamente riaperto dall’1 al 20 aprile fino ai 30 metri cubi, per passare poi a 68 a fine maggio e a 88 a metà agosto. Si sperava nella “stagione delle piogge” delle successive settimane, oltre che nell’apporto fluviale dello scioglimento del manto nevoso sui rilievi, un manto assai più corposo rispetto al recente passato. Ebbene, la stagione delle piogge è arrivata eccome e la portata in uscita verso il Mantovano è stata portata in tutta fretta a 80 già il 10 maggio e poi addirittura a 100 il 14 e il 15, con un abbassamento a 90 e poi ancora a 80 nei giorni successivi. Questo perché si erano toccati anche livelli di 135 centimetri (come solo nel 2013 e nel 2004 nella storia più o meno recente), la misura limite al rialzo stabilita degli enti coinvolti. I problemi causati da livelli troppo alti, soprattutto nel Veronese, possono riguardare danni ai lungolaghi ed erosione della costa, oltre che possibili sversamenti dal collettore fognario. (m.cass.)













Scuola & Ricerca

In primo piano