Squadra mobile

Picchiava la moglie incinta: arrestato marito violento

Sei mesi di violenze e segregazione. La donna ha provato a negare, ma poi ha raccontato l’inferno che ha subito



TRENTO. Al Pronto Soccorso ha provato a giustificare gli ematomi con cadute accidentali, ma i medici e gli investigatori hanno capito che si trattava di altro. E per una donna, al quinto mese di gravidanza, è scattata la procedura del “codice rosso”. 

Oggi (14 giugno) la Squadra Mobile, sezione reati contro la persona, ha arrestato il marito, un trentottenne straniero ma da anni residente a Trento, per maltrattamenti in famiglia.

Nel corso delle indagini è stato via via disvelato un quadro di violenze, fisiche e verbali, da parte dell’uomo nei confronti della moglie.

Da una preliminare audizione con la donna, condotta dagli investigatori specializzati nei reati di violenza contro le donne, avvenuta in ospedale e resa difficile dal fatto che la vittima non parla l’italiano, sono emersi particolari del rapporto di convivenza tra i coniugi, tali da far ritenere che vi fosse un quadro di violenze, fisiche e psicologiche, da parte del marito nei confronti della moglie.

In un primo momento la donna è apparsa restia a raccontare la verità, ma quando è stata rassicurata sul fatto che sia lei che il suo bambino sarebbero stati tutelati dall’aggressore con tutti i mezzi previsti dalla legge, ha iniziato, frammentariamente, a raccontare qualche episodio di violenza.

Solo dopo diverse ore trascorse a parlare e a tranquillizzare la vittima, che appariva molto scossa e soprattutto impaurita per la salute del bambino che poteva essere pregiudicata dal forte stress subito dalla madre, la donna si è decisa a fornire un quadro completo della situazione.

Gli agenti hanno così scoperto che da mesi il marito abitualmente picchiava la moglie, soprattutto dopo aver ecceduto con l’alcol, e la costringeva a non lamentarsi e a non urlare per non destare sospetti nei vicini di casa. Addirittura le infilava le dita in bocca, mentre la picchiava, per evitare che lei potesse emettere alcun lamento e infatti la vittima aveva diversi tagli intorno alla bocca.

Gli investigatori della Squadra Mobile, grazie all’intervento di un interprete ed un paziente ascolto del racconto della donna, sono riusciti a guadagnare la fiducia della vittima, al punto tale da riuscire a fare in modo che la donna fosse disponibile a mostrare le foto di diverse lesioni riportate negli ultimi sei mesi, in seguito alle aggressioni del marito. Inoltre, è venuto alla luce un vero e proprio stato di segregazione a cui è stata sottoposta  dal suo arrivo in Italia, circa 6 mesi fa: il marito non solo le impediva di uscire di casa ma le impediva anche di avere le chiavi.

Ora la la donna è stata collocata in una struttura protetta.













Scuola & Ricerca

In primo piano