San Biagio risparmiata dalla tempesta 

Levico Terme, gli alberi schiantati sono caduti attorno alla chiesetta sul colle ora raggiungibile grazie al lavoro dei pompieri


di Franco Zadra


LEVICO TERME . La tempesta del 29 ottobre scorso poteva avere conseguenze disastrose per la chiesetta trecentesca conosciuta come San Biagio in colle, poiché gli altissimi larici che la circondavano fino a un paio di anni fa, diradati dall’intervento dell’azienda agricola Colle San Biagio che sul colle ha avviato un progetto di produzione agricola sostenibile per offrire servizi socio-assistenziali e socio-lavorativi, avrebbero fatto certamente la fine dei pochi rimasti e che ora giacciono schiantati al suolo dall’impeto del vento che li ha lasciati tutti convergenti, e minacciosi, proprio in direzione della chiesetta.

Facile immaginare che cosa avrebbero fatto cadendo, per esempio, sul portico con lo stemma del vescovo Giorgio Neideck del 1506, quando fu in parte riedificata, oppure che cosa ne sarebbe stato del soffitto ligneo, o della volta del presbiterio gotico e dei cicli frescati tanto importanti per lo studio dell’arte del Trentino orientale. «L’avremmo persa», dice convinta Cecilia Gabrielli, vicepresidente dell’azienda Colle San Biagio, ricordando anche gli effetti di un’altra tempesta. «L’anno scorso - continua Gabrielli - il giorno di san Sisto, il 6 agosto, un vento di minore entità di questo ultimo fece schiantare alcuni altofusti che caddero proprio radenti un lato della chiesetta. L’evento di fine ottobre l’ha letteralmente circondata». Rimane chiuso, infatti, ancora il sentiero che scende dal colle verso il lago.

Il tetto dell’edificio è stato in questi giorni verificato dai vigili del fuoco volontari di Levico Terme, dopo che i loro colleghi di Daone, val di Non, chiamati in soccorso per far fronte ai molti interventi, hanno riaperto la via di accesso al colle, ostruita per tutto il suo tratto dagli innumerevoli schianti delle piante a lato strada. Ora Claudio, un socio lavoratore dell’Azienda, sta finendo di ripulire i due parchi e si è offerto di ricomporre i muretti a secco devastati dalla caduta delle piante. «Farlo fare da una ditta specializzata – ricorda la vice presidente – costerebbe 80 euro al metro quadro. Poi ci saranno da sistemare le buche prodotte dal ribaltamento delle radici e ripristinare il prato. Sta di fatto che erano piante che sarebbero state comunque abbattute e il danno del maltempo è stato, in questo senso, relativo».

Dopo la pulizia, oltre all’interramento della linea elettrica allacciata alla chiesetta, tuttavia funzionante ma precariamente attorcigliata attorno alle piante cadute, il prossimo intervento in progetto dell’Azienda sarà l’installazione di un impianto di irrigazione in vista della produzione di prodotti agricoli che saranno in futuro venduti sul colle con l’intento di favorire l’inclusione sociale, incrementare l’offerta turistica locale, contrastare l’emarginazione, e avviare percorsi educativi. Ma già ora, sostando nel bel prato lussureggiante a ridosso della chiesetta, manutenuto dall’Azienda ma di proprietà comunale, in queste giornate quasi primaverili vien voglia di non scendere più in città, catturati dalla bellezza dell’ambiente che certo l’azione di 43 soci privati ha consentito di valorizzare.













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