Auto travolge un capriolo e non si ferma a soccorrerlo 

L’investimento. Il guidatore ha lasciato l’animale agonizzante sulla strada che scende da Vigolo Vattaro. A fermarsi (inutilmente) sono stati invece l’autista di un bus e due donne


Franco Zadra


Altopiano della vigolana. Una femmina di capriolo è stata investita ieri mattina poco dopo le 7 al chilometro 10 della strada statale 349 che da Vigolo Vattaro scende in direzione Trento. Un caso poco frequente in questo periodo dell’anno. Molti investimenti si erano registrati sulle strade del Trentino, anche nelle ore diurne, nel luglio scorso, mentre ci si aspetta, di solito, attraversamenti di ungulati più nel periodo primaverile degli amori e durante la notte.

Il conducente del mezzo che ha impattato con l’animale, saltato probabilmente all’improvviso sulla carreggiata scendendo dalla scarpata erbosa sulla destra al senso di marcia, non ha ritenuto di fermarsi contravvenendo, forse per ignoranza, alla legge (Art. 189 comm. 9 bis del Codice della Strada) che impartisce l’obbligo di fermarsi a prestare soccorso anche agli animali a pena di sanzione.

Chi lo ha fatto, invece, rischiando di arrivare tardi al lavoro, sono state due automobiliste, prima una e poi l’altra, che con le loro utilitarie, in quel punto abbastanza stretto della strada, hanno in qualche modo protetto l’animale agonizzante dall’essere ulteriormente travolto dal traffico.

Il racconto

«A fermarsi per primo – dice una di queste – è stato il conducente di un pullman che ha anche sollevato l’animale per adagiarlo sul prato sopra la strada, ma poi, agitandosi, il capriolo è ripiombato sul selciato».

Le donne hanno avvisato quindi il 112 che ha dirottato la chiamata alla guardia forestale. Questa avrebbe dovuto scendere da Sant’Orsola impiegandoci molto tempo. È stato quindi avvertito un cacciatore del luogo che in pochi minuti avrebbe potuto porre fine alle sofferenze della povera bestia. Ma prima del suo arrivo questa è evidentemente spirata, forse in conseguenza di un profondo taglio presente sul collo che le ostacolava la respirazione.

La carcassa, in questi casi, spetterebbe all’investitore, anche per una sorta di risarcimento di eventuali danni al veicolo, ma, dandosi alla fuga, quello ha perso anche il macabro bottino, una trentina di chili di carne che finiranno invece probabilmente su qualche altra tavola.

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