IL CASO

Orso M49, Lav: ordinanza scandalosa, infondata ed illegittima

«Costa mandi i carabineri forestali in Trentino ed assuma il comando delle operazioni»

TRENTO. «Scandalosa, eticamente inaccettabile, scientificamente infondata e quindi illegittima. Questa l'ordinanza 'ammazza-orsò firmata stamane dal presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti: una condanna a morte, mascherata da atto amministrativo, che pende sull'orso M49, catturato nella notte tra il 14 e il 15 luglio, poi subito fuggito e da ormai una settimana 'ricercatò speciale dell'amministrazione trentina».

Lo afferma in una nota la Lega anti vivisezione (Lav) che rivolge un appello al ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, a recarsi in Trentino con i carabinieri forestali «assumendo il comando delle operazioni e della gestione della fauna selvatica in quella provincia». «Si tratta di un'ordinanza-fotocopia, che ricalca quelle emesse durante l'amministrazione di centrosinistra e che hanno condotto all'uccisione delle orse Daniza e KJ2», commenta Massimo Vitturi, responsabile Lav area Animali Selvatici.

«Il presidente Fugatti - aggiunge - agisce in piena continuità con l'amministrazione precedente, autorizzando l'uccisione di un orso con il pretesto di una sua ipotetica pericolosità legata alla fuga dal micro-recinto in cui era stato rinchiuso. Non è accettabile che un orso possa essere ucciso solamente per essere fuggito dal luogo che avrebbe rappresentato la sua condanna all'ergastolo, una scelta che chiunque di noi avrebbe tentato trovandosi ingiustamente incarcerato, accusato delle peggiori nefandezze. Per cosa poi Semplicemente per essersi sfamato, nel modo che la natura ha previsto per la sua specie».

«Nonostante la Provincia di Trento abbia sempre perseguito le sole ipotesi della cattura e dell'uccisione, riteniamo che la soluzione si sia già realizzata e che la stessa difficoltà di catturare M49 confermi quanto di lui già sapevamo, ovvero che si tratta di un orso diffidente ed elusivo, e che non rappresenta un pericolo di alcun genere, né per la popolazione trentina, né per i turisti», conclude la Lav.