In un libro il gergo degli spazzacamini

Cles. “Il Taròn degli Spazzacamini”, pagina incredibile di microstorie e di sopravvivenza, torna a vivere nell’agile volumetto del professor Remo Menapace, edito grazie all’Accademia della Lingua...



Cles. “Il Taròn degli Spazzacamini”, pagina incredibile di microstorie e di sopravvivenza, torna a vivere nell’agile volumetto del professor Remo Menapace, edito grazie all’Accademia della Lingua Nonesa e dell’editore Aldo Francisci, padovano ma con salde origini valligiane. Tuennese di nascita e di formazione, anche se da anni residente a Cles, Menapace al linguaggio degli spazzacamini aveva dedicato la sua tesi di laurea in lettere all'Università di Padova, nel 1972. La ricerca si è materializzata in una raccolta di termini e di vicende che per decenni hanno accomunato i ragazzini di tante famiglie numerose di Tuenno, costretti, per miseria e per consentire la sopravvivenza degli altri fratelli, a trascorrere lunghi mesi di lavoro in Lombardia, Veneto ed Emilio a fare gli spazzacamini.

«All’epoca della mia ricerca di questi ex spazzacamini a Tuenno ne avevo individuati una quarantina, ma la mia tesi si è concentrata sulle memorie e i racconti di dieci che mi hanno fatto scoprire un mondo sconosciuto ed un linguaggio originalissimo ed incomprensibile, usato come uno scudo protettivo verso una realtà che per ragazzi di 12- 14 anni era sempre difficile». Lo spazzacamino – scrive Menapace – era nel corso del 1800 il mestiere tipico dei tuennesi, i quali, soprattutto in tenera età, durante tutto il secolo e inizi del successivo, partivano numerosi verso la Pianura Padana, un’emigrazione esclusivamente stagionale, d’inverno, durante la frequenza scolastica che allora in Trentino era già obbligatoria, a differenza delle regioni del Regno d’Italia dove svolgevano il loro lavoro. «Questi ragazzi, così piccoli e neri, sapevano già leggere e far di conto e talvolta, con grande sorpresa dei padroni, solitamente analfabeti, erano in grado di insegnare ai loro figli».

Il libro è arricchito da cenni storici e aneddoti, per ricordare e tramandare un linguaggio tipico di un mestiere ormai non più in uso, ma non per questo meritevole di grande attenzione storica e culturale. A convincere il professore, a riposo da anni, alla pubblicazione di questa ricerca è stata la professoressa Caterina Dominici con l’Accademia della Lingua Nonesa ed ancora di più l’interessamento dell’editore Aldo Francisci che pure è rimasto affascinato da una vicenda che fa rivivere una difficile fase delle storia economica della Valle di Non che il benessere portato dalla frutticoltura ha definitivamente cancellato, ma che non va dimenticato. «Proprio questo è il valore del libro di Menapace, ricordare le difficili condizioni di vita dei ragazzi di Tuenno di 80-100 anni fa. Storie che fanno riflettere i loro coetanei di oggi, che hanno tutto e subito» - ha detto l’assessore alla cultura di Ville d’Anaunia, Maria Teresa Giuriato, intervenuta alla presentazione del volume con il collega di Cles Vito Apuzzo. Il libro si può prenotare alla Famiglia cooperativa di Tuenno. Sempre a Tuenno verrà presentato pubblicamente giovedì 27 giugno nell’aula magna delle scuole. G.E.













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