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Battiston: «Non capisco perché fare a meno delle mascherine»

Per il fisico «se non sai nuotare non vai senza salvagente». Il Gimbe gli dà ragione: «La circolazione del virus è ancora molto elevata»



TRENTO. "Non capisco per quale motivo dovremmo fare a meno della mascherina. Se stai al mare e non sai nuotare non entri in acqua alta senza salvagente": così Roberto Battiston, professore di Fisica sperimentale all'Università di Trento, commentando l'ipotesi di fare a meno della Ffp2 o della chirurgica.

"La mascherina - ha ricordato a margine della 'Festa di scienza e filosofia' di Foligno - insieme ai vaccini ci sta permettendo di tenere sotto controllo la situazione. È una difesa a basso costo e a basso impatto, sarebbe saggio se cercassimo di tenerla ancora per un po' di tempo".

"Vorrei evidenziare - ha detto ancora Battiston - che gli infetti attivi attuali, un milione e 200 mila, non li abbiamo mai avuti, nemmeno durante la seconda ondata. Siamo ancora nel mezzo della pandemia e se anche gli effetti di Omicron sono fortunatamente più lievi, c'è una fetta di persone che hanno effetti molto gravi, anche nei bambini". Battiston ha quindi invitato a "non abbassare la guardia". "Non buttiamo via proprio adesso il bambino con l'acqua sporca" ha sottolineato.

Parlando del futuro il docente ha evidenziato "come il virus muti molto velocemente e si adatti ad ambienti diversi e questo non ci dà garanzie su ciò che potrà accadere".

La posizione del Gimbe. A una decina di giorni dal primo maggio, data in cui dovrebbe decadere l'obbligo delle mascherine al chiuso, nuovi casi, ricoveri, intensive e decessi "presentano una lieve tendenza alla flessione". Tuttavia, "la circolazione del virus è ancora molto elevata: il numero di positivi, sottostimato, supera quota 1,2 milioni, i nuovi casi giornalieri sono oltre 50 mila e il tasso di positività dei tamponi supera il 15%. Di conseguenza, abolire l'obbligo di mascherina al chiuso è una decisione molto avventata". Così il presidente Gimbe Nino Cartabellotta, che precisa come l'incidenza superi i 500 casi per 100.000 abitanti in 72 province













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