«Ponte tibetano sul lago? Serve un referendum» 

Il caso a Tenno. Le minoranze, capeggiate da Andrea Cobbe, sollevano il caso in consiglio «Opera impattante, non era nel programma elettorale. Poco etico spendere 500 mila euro»


Leonardo Omezzolli


Tenno. Animi accesi in consiglio comunale a Tenno durante il quale si è parlato tra gli altri punti all’ordine del giorno del famigerato “ponte tibetano sul lago” il cui scopo vuole essere quello di permettere il completamento della passeggiata lungo gli argini di uno dei laghi più belli di tutto il Trentino e meta di migliaia di turisti ogni anno. Lo scontro è avvenuto tra maggioranza e opposizione con la prima intenta a procedere concretamente nella realizzazione dell’opera, mentre la seconda decisa a capire gli effettivi benefici, i costi e l’impatto che una tale opera potrebbe avere proprio in un contesto così incontaminato come quello del lago di Tenno. Proprio per questo le minoranze guidate da Andrea Cobbe hanno presentato un’interrogazione per sapere più nel dettaglio se il fatto che la zona possa diventare riserva locale, così come richiesto dalla maggioranza, non contrasti con l’idea di un’attrattiva ludico/turistica come il ponte tibetano.

Tante domande

Per Cobbe, Nicola Stanga, Stefano Bonora, Viviana Cazzolli e l’ex sindaco Gianluca Frizzi è inoltre essenziale sapere a quanto ammontano i costi di progettazione e con che metodo è stato assegnato l’incarico di progettazione oltre ai costi per la perizia geologica per lo studio della futura riserva locale, per il progetto complessivo del ponte e con che risorse sarà finanziato e quali saranno i costi di manutenzione. Tra le riflessioni sollevate anche quella che immagina come un tale progetto possa costituire una vera attrazione turistica e quindi che questa abbia la capacità di incrementare ulteriormente le presenze e il carico antropico sul lago. L’unica strada percorribile potrebbe essere quella di un referendum. «A noi rimane solo il compito - scrivono le minoranze - di fare una mozione che impegni il sindaco e il consiglio a fare un referendum su un’opera così impattante, ma soprattutto che non era nel programma elettorale depositato in Comune. Premesso che all’interno di una riserva locale non dovrebbero, nella maniera più assoluta, trovarsi dei materiali come il ferro, l’acciaio, il cemento - spiegano Cobbe e i suoi - né tantomeno dovrebbe esserci l’esigenza della costruzione di una nuova attrazione turistica, dobbiamo porci la domanda se questo ponte si debba fare».

La pandemia

«Noi - precisano - facciamo politica, non siamo tecnici e dunque ci concentriamo sui temi. La pandemia corre ancora veloce e i riflessi che porterà nel breve/medio periodo saranno gravissimi. Oggi più che mai bisogna essere seri e prudenti, i numeri ci dicono che con la seconda ondata, la situazione per la classe sociale media sarà difficoltosa e per i più deboli sarà gravissima. Troviamo poco etico e corretto spendere troppi soldi pubblici, che siano essi provinciali o di cassa comunale, per un ponte e una riserva. Crediamo che le voci che circolano che parlano di 500 mila euro per il ponte, 40/50 mila di progettazione, 8 mila di geologi, 10 per riserva locale e altrettanti per la gestione ci fanno pensare ad un'opera faraonica. Non sarebbe più saggio usare quelle risorse per eventuali aiuti alle famiglie in difficoltà? Noi - fanno sapere al primo cittadino Giuliano Marocchi - siamo disponibili al dialogo per capire come meglio affrontare il futuro che vedrà la parola “rinuncia” come guida per tutti».













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