L'Autonomia, del Trentino Alto Adige, in un Vicolo stretto



Giocando a Monopoli ci si imbatte in due mazzetti di carte: imprevisti e probabilità. Ebbene Arno Kompatscher deve averci giocato molto. Sulla strada che porta alla formazione della giunta provinciale, di imprevisti (in realtà quasi sempre prevedibili) e di probabilità (più virtuali che reali) non se ne sono visti poi molti. Ma il Landeshauptmann, a Monopoli, ci ha giocato da solo e con il presidente trentino Maurizio Fugatti. Anche a Trento sembrano infatti inventarsi imprevisti e strane probabilità pur di fare una pessima figura. Operazione perfettamente riuscita.

Pensateci. E immaginatevi magari di osservare tutto da Palazzo Chigi o dal Quirinale, dove da sempre si studia con attenzione quello che un tempo era considerato un laboratorio: di buongoverno (?), di saggezza (?), di convivenza (?), soprattutto di efficienza. Solo che l’efficientissima autonomia non è riuscita, in Alto Adige, a partorire un governo in una quarantina di giorni, benché l’esito del voto desse indicazioni (e bastonate) precise.

E nel vicino Trentino, la mitica autonomia, se possibile, ha fatto di peggio. Con un presidente eletto direttamente dal popolo, lì doveva essere tutto più semplice. Avendo vinto chi già governava, si trattava di rispettare i patti siglati prima di iniziare la campagna elettorale e di procedere a gran velocità. Ma a Fugatti vincere velocemente a Monopoli non dà evidentemente soddisfazione. E allora s’è cacciato da solo in vicolo corto: ha negato a Francesca Gerosa la vicepresidenza promessa (in cambio della quale l’esponente di punta di Fratelli d’Italia non s’è candidata contro di lui) e ha confuso l’esecutivo col suo balocco, inventandosi anche di convincere una consigliera ed ex assessora a dimettersi per poi farla rientrare nell’esecutivo come tecnica. Ha anche nominato vicepresidente il suo sodale Spinelli e varato una giunta che si è riunita senza i due assessori di Fratelli d’Italia e senza la “tecnica”, che per ora s’è ben guardata dal dimettersi dal consiglio provinciale. Risultato finale: dovrà rifare tutto e ridare la vicepresidenza a chi l’aveva promessa. Grottesco.

E Kompatscher? Aveva davanti un’unica strada: vicolo stretto. Svoltare a destra e imbarcare i Freiheitlichen (più digeribili, per l’elettorato Svp, di TeamK e meno a destra della Südtiroler Freiheit) e gli italiani usciti vincitori - si fa per dire - dalle urne. Di fronte all’evidenza, ha avviato però lunghe consultazioni che hanno solo dato un’idea - inutile e dannosa - di... indecisionismo. Se Roma ci guarda, la figura fatta è pessima. Se non ci guarda, è ancora peggio: vuol dire che ci considera ormai poco. Un altro smacco per l’autonomia. Qui e a Trento. Un record, direi.













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