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Inverno caldo e secco: per gli apicoltori è tutta un’incognita

Per le api, il problema è legato alla vegetazione, perché le piante senza acqua non danno nettare


Gigi Zoppello


TRENTO. Nessuno può parlarvi di cambiamenti climatici meglio di un apicoltore. Perché ogni apicoltore vede le sue api lottare, soffrire, talvolta soccombere al mostruoso cambiamento climatico in atto. E in questi giorni di inizio stagione gli apicoltori trentini sono in allerta. Sono in allerta perché le situazioni di crisi in agguato sono molteplici. Per cominciare, un inverno caldo e secco oltre ogni limite. Poi una siccità che si preannuncia molto grave. Infine, il pericolo in agguato delle gelate che «bruciano» i fiori, come successe nel disastroso aprile del 2021.

Ce lo spiega Giuseppe Barbareschi, giovane apicoltore dell’azienda «Le api di Giuseppe», che porta le sue arnie dall’Alta Val di Non alla Panarotta: «Il sensazionale caldo dell’inverno scorso è un dato di fatto. Sì, ricorda un po’ l’anno 2021, quando dopo un inverno caldo, arrivarono le gelate in aprile. Ma come si dice, l’unica certezza è che le previsioni sbagliano sempre...» Scherzi a parte, Barbareschi si è premunito: «Quest’anno ho fatto la polizza assicurativa, che ci è stata consigliata dall’Associazione apicoltori del Trentino, ed è gestita da Codipra come quelle agricole. Ma chiaro che l’assicurazione è solo un tamponamento del danno, non ti ripaga certo della produzione e del lavoro che hai svolto».

Di certo, il problema è quello dell’acqua: «La stagione è iniziata con il secco, ma magari siamo ancora in tempo per rientrare. Certo che queste condizioni ci obbligano ad una gestione delle arnie più complessa, anche per il contenimento della Varroa. Ad esempio, io ho notato che a gennaio c’erano già le prime covate, e allora non sai mai se hai fatto i trattamenti in tempo. La vera incognita di quest’anno è l’acqua, e ci sta dando dei problemi. Perché se manca l’acqua, le piante fanno meno nettare, e le api non ne trovano a sufficienza. Non siamo solo noi ad essere in apprensione, ma tutto il mondo della produzione agricola».

Un allarme confermato dal presidente degli Apicoltori, Marco Facchinelli: «Abbiamo avviato la polizza assicurativa, anche se dobbiamo ancora lavorarci, perché va tarata, e ci serviranno un paio di stagioni per metterla a punto bene». E la stagione? «Siamo un po’ in difficoltà - dice - con un rallentamento dell’avvio. Intanto le api hanno trovato magari un po’ di nocciolo o salice vicino ai corsi d’acqua. Ma da adesso in avanti acqua in arrivo non se ne vede e le falde sono bassissime. Ha fatto un po’ di pioggia, ma giusto per bagnare il prato, non è sufficiente». Per le api, il problema è legato alla vegetazione: «Le piante senza acqua non danno nettare.

Adesso è ora di fioritura dei prati di tarassaco, poi toccherà all’acacia. Ma se la pianta non ha acqua, fiorisce un fiore secco. E poi le api hanno bisogno anche di acqua da bere. Anche se poi gli apicoltori intervengono magari portando dei secchi con una spugna bagnata vicino agli alveari. Ma la piante soffrono». Anche l’irrigazione a goccia dei campi di oggi non aiuta: «L’impianto a goccia va bene per la vigna, o il melo, ma bagna pochi decimetri quadrati. L’ape invece ha bisogno anche del prato intorno, dei fiori di campo. Limitare l’irrigazione va bene, ma per noi è un grosso problema aggiuntivo».

Diego Rattin, dalla sua apicoltura a Canal San Bovo, allarga le braccia: «Come sta andando? Siamo tutti nella stessa barca, e questa barca si chiama siccità. Il momento della verità sarà verso maggio, quando deve fiorire l’acacia, che è fondamentale». C’è il pericolo che, dopo mesi di clima più caldo della media, arrivino delle gelate come nel 2021? «Il 2021 fu un disastro totale, la gelata arrivò a metà aprile. Ma chi può saperlo? Prevederlo adesso è veramente difficile, speriamo di no». E intanto si guarda in alto: serve la pioggia, che non si vede.









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