SCENARI

Così rinasce «Autonomia Integrale»

Dopo il congresso di riparazione del Patt, altri rappresentanti autonomisti “umiliati e offesi”. E così c’è chi cova un nuovo soggetto politico


di Paolo Mantovan


di Paolo Mantovan

Il Patt ha celebrato anche il suo congresso di «riparazione». Si è reso necessario per sostituire Pedergnana, il presidente che si era dimesso dopo quattro giorni per le foto in cui baciava l’immagine di Mussolini. Ma è anche servito - nelle intenzioni del segretario Franco Panizza - per mettere a tacere l’anima ribelle, quella della pancia autonomista che chiede il ritorno a valori “originari” e alle tradizioni. Un’area che, purga dopo purga, anziché scomparire si fa sempre più consistente. E che sta covando un nuovo soggetto politico. Che potrebbe chiamarsi «Autonomia Integrale».

I vertici del Patt hanno cercato di serrare le fila e di isolare il più possibile l’area dissidente. Tra congresso principale e congresso di riparazione i vertici (in sostanza Ugo Rossi e Franco Panizza) sono riusciti nell’intento ma certamente si è creata un’ampia sacca di insoddisfazione. Ma perché i vertici del Patt hanno puntato a un’espressione bulgara della linea di partito? Solo questioni di pura egemonia interna? In realtà, Panizza e Rossi continuano a recitare un mantra: «unità del partito, unità del partito». E lo giustificano con la storia recente. Con Ugo Rossi è la seconda volta che il Patt esprime il presidente della Provincia. La prima volta è accaduto con Carlo Andreotti nel quinquennio 1993-1998. Cinque anni importanti, con Franco Tretter in sella, nei quali il Patt ha cambiato tre volte compagine di governo e alleati. Alla fine dei cinque anni gli autonomisti sono tornati al ruolo di comprimari. Molti errori politici e alcune pesanti vicende giudiziarie ne hanno ridimensionato ruolo e consensi. E ci sono voluti parecchi anni di “gavetta” nell’area di governo per tornare ad avere una posizione di preminenza. E per la coppia Rossi-Panizza la questione fondamentale per mantenere la posizione acquisita rimane l’unità del partito: perché nella divisione si presta il fianco agli alleati e si finisce per perdere autorevolezza, si rischia di ritornare all’involuzione del quinquennio 1993-1998. E così i due vanno avanti come un sol uomo, Rossi minacciando dimissioni e Panizza invocando unità a ogni piè sospinto.

Tutto ciò che compare come un semplice ostacolo viene abbattuto «per il bene del Patt». Ma le “vittime” lasciate sul campo, i “desgustados”, sono sempre di più. Talmente tanti che comincia a farsi largo un’ipotesi di lavoro. Dove si potrebbero riunire autonomisti di lunga data che però sono rimasti ai margini (in particolare proprio l’ex presidente Carlo Andreotti), assieme all’area degli Schützen (guidata da Giuseppe Corona e più volte bastonata negli ultimi mesi), offrendo un ruolo non secondario all’«autonomista per una stagione» nonché ex grillina (ma che ora si sente profondamente legata all’Autonomia Integrale) Manuela Bottamedi, solleticando il riaffacciarsi di antiche icone come Caterina Dominici. Per non parlare del ruolo che potrebbe assumere un onorevole messo alla porta come Mauro Ottobre, o un ex capogruppo costretto a farsi da parte come Lorenzo Baratter. E poi domani, dopo l’elezione del nuovo vicepresidente del consiglio regionale (l’ennesima sceneggiata in salsa autonomista), potrebbe esserci un altro “grande” beffato: Walter Kaswalder.

Con Lorenzo Ossanna preferito a Walter Kaswalder, i vertici del Patt potrebbero consegnare all’area che si sta costituendo (seppur silenziosamente, ma alcuni incontri ci sono già stati), potrebbero consegnarle l’esponente più titolato. Sì, perché Kaswalder è certamente il rappresentante più genuino dell’area «blockfrei», libera da ogni alleanza che abbia il benché minimo odore di Roma, la più devota al sacro obiettivo della Autonomia Integrale (termine che venne usato per primo dall’Asar e che fu poi adottato come titolo del bollettino ufficiale del Pptt di Enrico Pruner), la più rivolta a un’idea tradizionale del Trentino, piuttosto allergica ai “rossi” (non intesi come Ugo Rossi, ma come alleati di sinistra).

Molti scommettono che Kaswalder farà volare parole grosse ma non sarà in grado (come sempre è accaduto tutte le volte in cui è stato beffato) di rompere il cordone ombelicale con il Patt. Ma sull’innocente e quasi incosistente elezione di un vicepresidente del consiglio regionale si gioca un pezzo del futuro autonomista. Nascerà dai “desgustados” un nuovo soggetto “duro e puro”? Difficile dare una risposta.

Di sicuro c’è che il Patt procede con tante divisioni e defezioni. Ha un gruppo provinciale sfilacciato, abitato da consiglieri separati in casa. E attorno al Patt ci sono sempre più “civiche”, sempre più “desgustados” e sempre più numerosi amministratori in cerca d’autore. Ma soprattutto c’è un elettorato che gradisce sempre meno le troppe spaccature e i troppi litigi - anche in Trentino - per le piccole poltrone. Un elettorato che rischia di guardare con maggior sospetto il Patt (ma anche l’Upt, sempre più piccolo, e pure il Pd, schiacciato sulla dimensione nazionale) e che già osserva con distacco i congressi dei partiti (grossa defezione di delegati al congresso di riparazione del Patt, appena 4500 voti alle primarie del Pd). Nell’epoca di Hofer e di Trump.

Paolo Mantovan













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