La prima montagna è di Zakarin Schermaglie tra Nibali e Roglic 

Giro d’Italia. Il russo della Katusha-Alpecin corona la lunga fuga, nella quale si era inserito anche il perginese della Trek-Segafredo Nicola Conci, cogliendo il secondo successo alla Corsa Rosa. Polanc tiene la maglia, oggi “tappone”


ADOLFO FANTACCINI


Ceresole reale (torino). Le Alpi Graie accolgono il 102esimo Giro d’Italia di ciclismo, con Sua maestà il Gran Paradiso luminoso e sfarzoso, offrendo una vera giornata primaverile ai corridori. La Corsa Rosa ricambia con una sfida senza esclusione di colpi, che colora ulteriormente la 13esima tappa, rendendola frenetica e avvincente, imprevedibile e appassionante. Il primo a spuntare sul traguardo è un russo, Ilnur Zakarin, che al Giro si era già imposto a Imola nel 2015; lo sloveno Jan Polanc ha difeso con il coltello fra i denti la maglia rosa indossata a valle.

Prove tecniche di ribaltone

Verdetti a parte, la frazione di ieri è stata densa di eventi, su ciascuna salita delle tre che portavano ai Gran premi della montagna. Prove tecniche di rivoluzione in vista delle prossime sfide in alta quota, dove non c’è spazio per bluffare, ma è il terreno ideale per i rovesci destinati a sovvertire qualsiasi previsione. Zakarin, che non ambisce a vincere il Giro, ma si limità a essere sempre fra i migliori della generale, è entrato nella fuga, ha approfittato del lavoro della Trek-Segafredo – che aveva mandato in avanscoperta, assieme al capitano Mollema, Ciccone e Brambilla anche il perginese Nicola Conci – poi, sulla salita finale, ha allungato su Mikel Nieve, andandosi a prendere un successo di alto profilo.

Attacca ancora Landa

Alle loro spalle è stata battaglia fra i big che, invece, alla maglia rosa di Verona ci puntano. Eccome. Il primo ad attaccare è stato lo spagnolo Mikel Landa, che ha scalato altre posizioni nella classifica generale, recuperando più di 1’30” sia a Roglic che a Nibali. La performance del basco è stata semplicemente formidabile. Hanno guadagnato anche Carapaz, Mollema e Majka, mentre Simon Yates ha pagato nuovamente, senza mai entrare nel vivo della corsa. Il vero sconfitto di giornata è l’inglese, tanto spavaldo alla vigilia quanto timido ed evanescente sulle prime, vere salite del Giro.

Sfortunato Lopez

L’Oscar della sfortuna va a Miguel Angel Lopez, che ha forato nel momento-chiave dell’ultima ascesa, cercando di recuperare con tutte le proprie forze. Il colombiano era quasi riuscito a riemergere su Nibali e Roglic ma, a pochi metri dalla grande rimonta, è stato fulminato dallo scatto dello sloveno, seguito immediatamente dallo “Squalo”.

Nibali vs Roglic

Nella corsa parallela dei big, il duello ravvicinato fra Roglic e Nibali ha rappresentato il momento-clou della gara. Dopo il traguardo lo “Squalo” ha raccontato di avere sfidato anche verbalmente lo sloveno in corsa. «Ascolta, Roglic, gli ho detto - le parole di Nibali - se vuoi venire da me, ti faccio fare una foto dei miei trofei quando vuoi. Tanto io non ho da dimostrare niente. A quel punto ha capito che io non avrei fatto niente e che mi ero stufato del suo atteggiamento, così si è messo a lavorare».

Oggi cinque Gpm

Sul traguardo tregua armata fra Roglic e Nibali che, anche oggi e domani, per non parlare della prossima settimana, se le suonaranno di santa ragione, in salita e in discesa. Oggi si comincia con la Saint Vincent-Courmayeur, solo 131 chilometri ma con ben cinque Gran premi della montagna e arrivo in salita.















Scuola & Ricerca

In primo piano