In lutto

In memoria di Alberto Frioli

La lezione (inascoltata) dell'anarchico della redazione sportiva 


Maurizio Di Giangiacomo


In principio (almeno per me) la redazione sportiva di Trento furono Bill Cestari, Paolo Silvestri e Alberto Frioli: la memoria storica, enciclopedica soprattutto per gli sport olimpici, ma non solo; l'uomo-macchina da centinaia di "cartelle"; e la prima firma del Calcio Trento, allora primo e incontrastato evento sportivo di ogni, maledetta domenica.

Orgogliosamente comunista in quanto ad appartenenza partitica, Alf in redazione era un anarchico. Abbiamo lavorato assieme, più o meno a stretto contatto, per una ventina d'anni. Oggi, con le lacrime agli occhi, ho letto i ricordi di tanti colleghi per quello che era ritenuto unanimemente un maestro. Ma qual è la lezione che ci lascia, il Professore? Io ne ho in mente una e, piangendo lacrime ancora più amare, vi anticipo che ben pochi di noi (nessuno?) sono stati in grado di impararla, farla propria, metterla in pratica. La lezione dell'originalità, dell'articolo sempre e comunque analisi critica, mai dalla parte del "padrone", anche a costo di risultare antipatico, anche sbagliando, anche rischiando, se occorreva a ribadire l'indipendenza del giornale. 

Due episodi. Definiva "squadrina" (ed in effetti non era una grande squadra...) il Trentino Calcio; Trentino come il nome appena assunto dall'edizione di Trento dell'Alto Adige, che appunto sponsorizzava l'omonima squadra con fior di decine di migliaia euro: immaginate quanto era contento il direttore... Ancora: l'atteggiamento (chiamarlo di sospetto è poco) che assunse nei miei confronti quando la direzione successiva pensò bene (o male?) di mandarmi a Trento, a reggere la "sua" redazione sportiva. Lui temeva (sbagliando) per la sua autonomia, i colleghi scommettevano sui giorni mancanti allo "scontro finale". Dissidi ce ne furono, e anche tanti, ma io e Alf lavorammo assieme sei anni, fino a quando - nel 2009 - non venni spostato prima alle pagine della provincia di Trento e poi a quelle della provincia di Bolzano, per far fronte ai pensionamenti di quel periodo. Il Professore smise di collaborare con il Trentino solo dopo il mio trasferimento. Mi dispiacque molto: tornato alla guida della redazione sportiva nel 2012, provai più e più volte a convincerlo a tornare al "suo" giornale, purtroppo senza riuscirvi.

Quanto è mancata, la sua scrittura puntuta e irriverente. Quanto poco abbiamo ascoltato la sua "lezione": dal suo addio al Trentino, tutti i giornali hanno seguito la deriva del web, perdendo la loro originalità in favore della velocità (e della banalistà) delle notizie. Non era più il suo giornalismo. Di più, non era più il suo mondo, mi viene da scrivere.

Addio vecchio Alf, speriamo che qualcuno ricordi la tua "lezione", prima che sia troppo tardi. 













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