il premio

Una fattoria sociale per aiutare le vittime di violenza

L’azienda agricola accoglie donne maltrattate che hanno un vissuto difficile, supportandole nel riprendere in mano la propria vita, ma anche rifugiati, ex detenuti e malati



BRESSANONE. C’è anche la fattoria sociale dove le donne vittime di violenza trovano lavoro, rifugio e conforto tra le vincitrici della prima edizione del Premio Coldiretti “Amiche della terra, storie di donne che nutrono il mondo” premiate a Palazzo Rospigliosi, in occasione del 70° anniversario della nascita del movimento di Donne Coldiretti.

Presenti alla premiazione, assieme al presidente della Coldiretti Ettore Prandini, al ministro alle Riforme istituzionali Elisabetta Alberti Casellati ed al ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, la stessa Miriam Zenorini con il presidente di Coldiretti Trentino - Alto Adige Gianluca Barbacovi ed il direttore Enzo Bottos, il presidente di Coldiretti Bolzano Luca Rossi, la responsabile regionale Donne Impresa Moira Donati, e la coordinatrice di Donne Impresa Trentino Alto Adige Alessandra Pellizzari.

Una storia emozionante quella di Miriam Zenorini, che nella sua fattoria di Bressanone accoglie donne maltrattate che hanno un vissuto difficile, supportandole con amore e impegno nel riprendere in mano la propria vita, ridonando loro una vita dignitosa e in armonia con la natura.

In generale, le persone sono il cardine attorno a cui tutto gira nell'azienda di Miriam, l'accudire e il dare nuove opportunità sono i principi portanti su cui si fonda la sua azienda.

Il premio è stato consegnato dal ministro Elisabetta Casellati che si è congratulata con Zenorini ed ha affermato di essere “veramente orgogliosa di premiare questa straordinaria donna imprenditrice che, con la sua professionalità e le sue capacità, nutre il mondo ma anche il cuore e la speranza di donne che la speranza verso il futuro l’avevano persa”.

Anche il segretario generale della Coldiretti Vincenzo ha voluto congratularsi con Zenorini ricordando che “in determinati ambiti non sono i numeri che contano poiché, quando si salva anche una sola vita, si salva il mondo”. Miriam Zenorini è una ragazza della Bassa Atesina dal viso dolce e dalla tempra straordinaria, viene da una formazione di educatrice, che l’ha portata nel tempo a trovare una occupazione nell’ambito per il quale ha studiato. Due anni di esperienza in una azienda agricola in India, qualche anno a svolgere a tempo pieno il lavoro di responsabile in una casa di solidarietà a Bressanone e tanta voglia di costruire col proprio marito un futuro di idee e soddisfazioni.

Nel 2018 i Padri Comboniani di Bressanone aprono un bando per l’affitto trentennale della loro campagna: un maso da sistemare e un blocco di campi tutto attorno, lì nelle vicinanze del loro centro missionario, appena fuori i confini cittadini della borgata altoatesina. Un’occasione che può essere quel famoso treno che passa una volta, e su quel treno riesce a salirci in coppia. Nel luglio dello stesso anno il bando viene vinto e Miriam e suo marito incominciano una avventura nuova, diventano a tutti gli effetti contadini.

Nasce così l’azienda agricola Vintlerhof, situata a sud est del capoluogo della Val d’Isarco. Chi ha l’opportunità di andare a trovarla si ritrova dal brulicare cittadino alla tranquillità e serenità della campagna nel giro di una manciata di secondi. Un maso al centro del blocco dei campi, una campagna rigogliosa, una biodiversità rara; ortaggi di ogni tipo, frutta, vigneto, cereali, patate, erbe officinali, qualche castagno sparso nel bosco che fa da corollario al coltivato, ma anche galline, oche, un apiario, asini da terapia. La costruzione storica, ristrutturata e trasformata in agriturismo, un laboratorio per la lavorazione dei prodotti non venduti a fresco, la vendita diretta, l’agricoltura sociale, la pet-therapy con gli asini. Una biodiversità enorme nei campi e nelle idee. 

Accanto a questo, una forte vocazione per il sociale. Due educatori, con Miriam in particolare che ha all’attivo un master in Agricoltura Sociale, diventati contadini per l’occasione, che non dimenticano le loro esperienze e la loro formazione. Nella fattoria, molte persone che vivono in situazioni difficili sperimentano ed imparano attraverso progetti di integrazione lavorativa le abilità e le competenze che saranno utili per riuscire ad entrare nel mercato del lavoro tradizionale. Si tratta di persone con problemi psichici o di dipendenza, ex detenuti o persone assegnate alle misure alternative al carcere, rifugiati o migranti in attesa dell’esito della commissione, donne uscite da situazioni di violenza o giovani provenienti da famiglie disagiate.

L’obiettivo della giornata organizzata a Roma da Coldiretti è promuovere l’agricoltura rosa e valorizzare l’attività delle imprenditrici agricole italiane che sanno coniugare il rispetto dell’ambiente con l’attenzione al sociale, la tutela della biodiversità con la valorizzazione dei prodotti tipici e sanno accettare le nuove e crescenti sfide del mercato. Un importante premio che celebra l’impegno, la passione e la dedizione delle Donne impegnate nel green e promuove la conoscenza e la difesa del vero agroalimentare italiano.













Scuola & Ricerca

In primo piano