Zecchi:«Al Muse non faccio nulla» 

I problemi della cultura. L’amara confessione del presidente della struttura alle Albere: «Mi candido a sindaco di Venezia perché qui decide tutto il direttore Lanzinger e al cda resta molto poco da fare. Il planetario? Se non lo si fa qui va bene anche in piazza Dante»  



Trento. Una visita al Muse della commissione cultura che si è trasformata in una sorta di seduta psicanalitica di gruppo. É successo infatti che il presidente della struttura disegnata da Renzo Piano alle Albere, il professor Stefano Zecchi, se ne sia uscito con una dichiarazione piuttosto spiazzante: «Mi candiderò a sindaco di Venezia con il partito dei I Veneti. Qui al Muse c’è ben poco da fare per il cda che presiedo visto che ad occuparsi di tutto, in buonafede eh, è il direttore del museo, Michele Lanzinger». Ecco, se la commissione presieduta dalla leghista Alessia Ambrosi voleva tastare il polso alla stato di salute della gestione del Muse, ha ottenuto un feedback probabilmente inatteso.

O forse solo in parte, visti i precedenti faccia a faccia tra Zecchi ed il suo collega presidente del Mart, Vittorio Sgarbi. Il professore ha ammesso che le sue possibilità di diventare sindaco di Venezia sono pari al 5 per cento ma che in caso di elezione si dimetterebbe dalla presidenza del Muse. Sempre Zecchi ha fatto notare che «un conflitto con la presidenza può danneggiare la struttura e indebolire la figura di Lanzinger che ha saputo portare il Muse a 3,5 milioni di visitatori in 7 anni e a una eccellente percentuale di autofinanziamento, pari al 43% delle entrate, con un impatto economico indotto sul territorio di 9,235 milioni e un impatto economico complessivo di 26,635 milioni». Insomma, è il riassunto, Lanzinger se la cava benissimo anche senza di noi e sembra voler andare avanti nella stessa direzione.

Basta così? No, il professore di estetica ha pure definito "indecente" la situazione dell'area circostante il Palazzo delle Albere e il Muse, le famigerate “barchesse”. Ha lamentato la mancata ridefinizione di un progetto coerente per il Palazzo delle Albere «e di non potere fare lo psicanalista di Vittorio Sgarbi».

Zecchi ha anche chiesto ai consiglieri provinciali di riprendere in mano la questione del planetario che serve ai bambini per guardare il cielo, perché non si fissino su questa piccola terra: « Quindi - ha detto - vi chiedo una diversa razionalizzazione dell’offerta culturale della città, una redifinizione di questo spazio urbano e di ripensare il planetario. Se non lo si vuole fare qui al Muse andrebbe bene anche in piazza Dante».

E qui, ai puristi, a quelli che già non hanno digerito lo sfregio della maxi ruota panoramica, il pensiero delle “tre palle” a cospetto del Dante, ha fatto scorrere un brivido gelido lungo la schiena. Insomma il rapporto tra direttore e presidente del Muse è una bella grana per l’assessore alla cultura Mirko Bisesti. Oltre ad essere già tema per un’interrogazione del capogruppo di Futura Paolo Ghezzi. Tra l’altro vi si chiede se fossero a conoscenza del fatto che il presidente e il consiglio d'amministrazione del Muse «hanno poco da fare" e se ritengano normale questa situazione, rispetto a una nomina che era stata annunciata come scelta di alto livello per rilanciare il Muse». Ecco. G.T.













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