L'INCHIESTA

Università, appalti e incarichi: 17 indagati 

Non solo docenti, ma anche personale amministrativo e un’impresa. Tra le ipotesi: turbativa d’asta e corruzione

di Francesca Quattromani

TRENTO. Maxi inchiesta della Guardia di Finanza di Trento nell’ Università, 17 gli indagati a vario titolo tra docenti, amministrativi e imprenditori esterni. I reati vanno dal falso ideologico alla turbativa d’asta, dall’abuso d’ufficio alla corruzione. Tra gli indagati anche un’impresa.

La maxi indagine riguarda la gestione degli appalti per opere di manutenzione dell’ Università e le modalità di conferimento degli incarichi all’ interno del Dicam. Due i filoni confluiti in un’unica inchiesta: quello degli appalti e quello degli incarichi a ricercatori della facoltà di ingegneria mediante, questa l’accusa già nota, la costruzione di un concorso pilotato per l’assegnazione degli incarichi. Questo concorso pilotato, avrebbe visto quale orditore il professore Mosè Ricci. Il docente della facoltà di ingegneria, avrebbe confezionato su misura quattro bandi per altrettanti suoi architetti collaboratori. Un incarico dal valore complessivo per i quattro ricercatori di 18 mila euro. Il professor Ricci figurerebbe, insieme ad altri docenti della sua stessa facoltà, in questo filone più ampio. Un filone che riguarderebbe appalti per la manutenzione da compiere in alcune strutture dell’ Università e che vede, nel complesso, 17 indagati.

Un terremoto che scuote Ateneo e Comune. Ricci, professore e coordinatore del tavolo scientifico del prg di Trento indagato; indagati anche due professori di ingegneria, Giorgio Cacciaguerra e Claudia Battaino, indagati in concorso per turbativa d’asta. Indagati i quattro ricercatori per i quali, nel “filone minore” dell’indagine della Finanza, sarebbe stato confezionato il concorso pilotato, che prese infine la forma di quattro bandi distinti relativi al conferimento di un incarico per lo studio della nuova mensa universitaria del Cte. I ricercatori coinvolti, in questo filone, sono Mark Sonego, nato in Zambia ma residente a Trento, Alberto Birindelli, bolognese, Ermelinda Cosenza, di Cosenza e Luca Zecchin, di Padova. Un incarico da poche migliaia di euro. L’illecito ha visto per Ricci la misura più pesante, l’interdizione per un anno dai pubblici uffici, presso qualsiasi pubblica amministrazione.

Nel mirino della Finanza. Ad essere state violate sarebbero state le normative provinciali e nazionali riguardanti la materia che norma le attività contrattuali ed i regolamenti che sono in seno alla Pubblica amministrazione come, ad esempio, affidamenti di incarichi oppure servizi e forniture pubbliche. Pare dunque vi siano delle violazioni, in base alle quali, con una semplice determina dirigenziale, venissero conferiti incarichi a professionisti esterni all’amministrazione pubblica, senza aver provveduto, come impone la legge, a verificare le disponibilità interne alla pubblica amministrazione. Se così fosse, il vantaggio per il professionista esterno sarebbe piuttosto chiaro, a danno delle casse dell’ università stessa.

Si tratterebbe, dunque, di reato di abuso d’ufficio. Come motivare però la scelta di rivolgersi a professionisti esterni, per certe opere di manutenzione nell’ Ateneo, potendo disporre, magari, di professionisti interni. Ad esempio adducendo la motivazione che i professionisti in questione, quelli interni all’ateneo, fossero impegnati altrove, oppure che non fossero in possesso delle professionalità richieste. In questo caso ci si troverebbe di fronte al reato di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici. Il reato di turbativa d’asta si configura quando c’è un comportamento volontario volto ad impedire, o a turbare, le gare nei pubblici incanti sia con metodi come promesse, minacce, frodi, sia allontanando o impedendo l’accesso agli offerenti. Si tratta di un impedimento che danneggia sia le pubbliche amministrazioni che gli stessi partecipanti alla gara. Tra le ipotesi di reato, che colpirebbero alcuni dei 17 indagati, anche la corruzione.