Truffato dall’autosalone che sparisce in una notte 

La denuncia. L’imprenditore trentino era andato nel Trevigiano per acquistare una Mercedes Dopo il giro di prova e il pagamento dell’acconto (26 mila euro) torna e trova il capannone vuoto



TRENTO. Voleva cambiare la macchina e aveva così iniziato a guardare un po’ di occasioni sul web, fino a quando non aveva individuato la sua auto, una Mercedes coupé da 45 mila euro. L’annuncio era su un sito tedesco che rimandava ad un autosalone in provincia di Treviso. La macchina era quella giusta, il prezzo anche, ma visto che un ordine del genere non lo si può fare online, l’imprenditore trentino era andato a dare un’occhiata alla vettura. Ed era proprio quello che lui desiderava. Però, e in queste storie il “però” è d’obbligo visto che termina con una denuncia, su quella macchina non c’è più salito dopo il giro di prova anche se ha pagato l’anticipo di 26 mila euro. Perché? Perché l’autosalone che aveva visitato, in cui aveva conosciuto dei dipendenti e altri clienti, è sparito. Dall’oggi al domani è scomparso tutto, dalle automobili, tutte di fascia medio alta, agli arredi, ai venditori.

L’annuncio.

La vicenda inizia nell’autunno nel 2017 con la ricerca della nuova vettura. Una ricerca online che si conclude con il viaggio nella provincia di Treviso per vedere la vivo la Mercedes individuata via web. L’imprenditore arriva nell’autosalone multi-marca, parla con i venditori, cammina fra vari modelli in esposizione, passa da un ufficio all’altro e alla fine prova la Mercedes. Che lo convince e quindi decide di concludere l’affare. In quello che è successo, nelle persone che ha conosciuto non c’è nulla che stoni, che possa far pensare alla truffa. Incontra anche un affezionato cliente che gli spiega quanto si è trovato bene con quei venditori.

Affare fatto.

Il contratto viene firmato e l’imprenditore paga la caparra. 10 mila euro tramite bonifico bancario su un istituto di credito italiano. Anche qui, nulla di strano, nulla che facesse suonare un allarme. Passano i giorni e c’è un secondo pagamento di 16 mila euro con il patto che il saldo sarebbe stato fatto alla consegna della vettura. Passano i giorni e dall’autosalone non arriva nessuna notizia. Lui chiama e gli viene risposto che ci sono degli intoppi, nulla di importante e la situazione si sarebbe sbloccata a giorni. Ma il tempo passa e la macchina non arriva. L’imprenditore decide quindi di tornare all’autosalone di persona e qui trova una sorpresa.

Gravi motivi famigliari.

Le macchine sono sparite e tutto è ermeticamente chiuso. C’è solo un cartello. “Chiuso per gravi motivi famigliari” c’è scritto. Lui chiama di nuovo al numero che gli hanno dato e viene nuovamente rassicurato. Ma i giorni passano e il telefono all’improvviso non risponde più nessuno.

La denuncia.

A quel punto l’imprenditore capisce di esser stato raggirato e si rivolge ai carabinieri e all’avvocato Nicola Zilio per la denuncia. Si scopre che non è l’unico ad aver acquistato la macchina nell’autosalone fantasma. Un autosalone che viene allestito in tutto e per tutto per qualche giorno, il tempo di attirare un buon numero di clienti e far firmare loro contratti che li impegnano a pagare caparre di migliaia di euro. Incassati i soldi, tutto sparisce e si trasferisce. A Chioggia un’inchiesta della magistratura ha portato all’obbligo di dimora per sei persone e al sequestro di auto per un valore di 600 mila euro. Il modus operandi era simile e non è escluso che l’inchiesta si possa allargare ulteriormente. M.D.













Scuola & Ricerca

In primo piano