tribunale

«Truffa delle mele», Sft chiede i danni

La società vuole da Paoli e Waldner 1 milione e 270mila euro. Ma il giudice deve decidere se ammettere la parte civile


di Luca Marognoli


TRENTO. Arriva anche una richiesta di risarcimento milionaria per i due imputati nel processo scaturito dall’operazione “Apple Pie” condotta dal Nucleo Tributario della Guardia di Finanza di Trento nel dicembre del 2014, una bufera che aveva sconvolto il mondo agricolo legato alla produzione e commercializzazione delle mele. I destinatari sono Armando Paoli, 51 anni di Campodenno, direttore amministrativo, responsabile commerciale della Società frutticoltori Trento (Sft) e fino al 2012 membro dell'organo commerciale de La Trentina, e Franco Waldner, 55 anni di Mezzolombardo, mediatore e commerciante all'ingrosso.

A entrambi viene contestato il reato di truffa aggravata (per ottenere contributi europei aumentando fraudolentemente il valore complessivo della produzione annua commercializzata dal Consorzio Valli Trentine) e a Paoli anche la frode in commercio (per il conferimento alla Trentina e al Consorzio Valli Trentine di mele spacciate per trentine ma di provenienza extraprovinciale e, in altre circostanze, per biologiche ma che non sarebbero state tali).

La Sft di Romagnano, rappresentata dal presidente Riccardo Forti, ha presentato un’istanza di costituzione di parte civile per il tramite dell’avvocato Paolo Demattè, quantificando i danni in 1 milione e 270 mila euro. Il legale di Waldner, Alessio Pezcoller, si è però opposto e ieri mattina il giudice Giovanni De Donato si è riservato sull’ammissione della costituzione di parte civile rinviando l’udienza al 5 dicembre.

Pezcoller contesta il fatto che Sft, società che in una precedente udienza aveva patteggiato una sanzione di 15 mila euro (i consorzi Valli Trentine e La Trentina avevano fatto la stessa scelta concordando ammende e multe più basse, mentre il terzo imputato Mauro Coser, ex presidente di Sft e amministratore unico della Op Consorzio Valli Trentine aveva patteggiato un anno con la condizionale) ora si proponga nelle vesti di danneggiata. «L’effettivo danneggiato è l’Agea, l’ente che eroga i contributi all’agricoltura per incentivare produzione e commercializzazione», ha detto ieri in aula il legale, sostenendo anche che la costituzione di parte civile non sia fondata come dimostrerebbe la giurisprudenza (un pronunciamento della Cassazione e due ordinanze del tribunale di Milano).

Di parere opposto l’avvocato Demattè, che contrappone altre due ordinanze “di peso”, come quella del tribunale di Venezia sul Mose e del tribunale di Modena sul Cpl Concordia: in entrambi i casi i giudici hanno ammesso la costituzione e il legale è convinto che lo stesso dovrà avvenire nel caso di quella che è stata battezzata come la “truffa delle mele”. «Parliamo di una società che patteggia un illecito amministrativo e ora chiede di esercitare un’azione di danno: all’immagine; patrimoniale conseguente alla restituzione dei contributi e al pagamento di sanzioni e interessi; ed emergente per le spese processuali». Per l’avvocato, Sft sarebbe infine legittimata a costituirsi, come avviene per reati concorsuali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA













Scuola & Ricerca

In primo piano