Scommesse fantasma, truffa da 3 milioni 

Chiuse le indagini sull’operazione della Finanza sul «Madoff del Portogallo». Indagati anche tre trentini. 62 le «vittime»



TRENTO. La proposta appariva molto seria, come serie e affidabili erano le persone che mettevano sul tavolo la possibilità di far fruttare i risparmi. E non con guadagni di pochi decimali. No, i profitti garantiti erano del 10 per cento. Un investimento che appariva perfetto in tutto ma che si è rivelato (secondo gli inquirenti) una truffa, che ha portato almeno 120 persone a mettere del denaro in tre diversi iniziative tutte legate ai siti di scommesse online. Iniziative che sono stati oggetto di un’accurata indagine da parte della Guardia di Finanza che ora è arrivata al momento dell’avviso di chiusura indagini. Sì perché l’investimento dei sogni è, per la procura, una truffa e sono dieci gli indagati con 62 persone che sono state identificate come parte lesa. Molti di questi sono trentini, come trentini sono tre indagati. Tre nomi molto noti: c’è quello di Giandonato Fino, 57enne immobiliarista di Molveno nome anche dello sport, della pallavolo in particolare, Massimiliano Achler, 47enne di Fai della Paganella, ex direttore di banca (la filiale di Molveno della Cassa rurale Valsabbia e Paganella), e Leonardo Sala, 61enne promotore finanziario di Trento. Secondo l’accusa il gruppo (viene contestata a tutti l’associazione a delinquere aggravata dalla transnazionalità) avrebbero raccolto fra l’ottobre del 2010 e il maggio del 2015, tre milioni di euro da vari investitori. Soldi che non sarebbero tornati nelle mani dei legittimi proprietari che non hanno ricevuto neppure gli interessi promessi se non nella parte iniziale. Sì perché secondo l’accusa l’intero sistema si fondava sul cosiddetto «sistema Ponzi». Un meccanismo piramidale attraverso il quale agli investitori vengono dati in mano i primi incassi, mostrando loro quanto sia facile fare soldi, incoraggiandoli così a moltiplicare il capitale versato. Inutile dire che secondo la tesi dell’accusa, i soldi che venivano elargiti come interessi, altro non erano che denaro di nuovi sottoscrittori che a loro voglia ricevevano quelli di chi veniva dopo di loro. A tirare le file di tutto Jorge Antero Silva de Queiros, 56 anni, proprietario di una scuderia di auto da corsa, descritto come molto attivo sul web e sotto i riflettori dei rotocalchi specializzati nel gossip. Stando alla Guardia di Finanza, anche grazie alla sua immagine di uomo di successo e dall'intuito imprenditoriale, il «Madoff lusitano» era riuscito a pubblicizzare presso il grande pubblico una serie di siti "specchio" (paralleli a quelli più famosi di scommesse), che proponevano finte proiezioni statistiche sulle vincite a seconda delle somme investite. Il fulcro era un "miracoloso" algoritmo, basato sulla diversificazione delle scommesse, che avrebbe garantito soldi facili a tutti. Soldi che però finivano principalmente nelle tasche del portoghese. I tre trentini - che dovranno rispondere anche loro di associazione a delinquere aggravata dalla transnazionalità e finalizzata alla truffa aggravata e continuata - hanno sempre detto di essere stati a loro volta vittime della grande truffa e di essere intervenuti solo per recuperare il denaro.













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