la protesta

Sanità, sale operatorie a «mezzo servizio»

Prime ipotesi dell’azienda sanitaria in vista della protesta dei medici di gennaio. E Olivi contro i colleghi di giunta: «Decidere prima di trattare è stato un errore»


di Andrea Selva


TRENTO. Sale operatorie a mezzo servizio: ecco una delle conseguenze più pesanti che potrebbe comportare - in gennaio e febbraio - la protesta annunciata dai medici contro i tagli previsti dalla giunta provinciale. I direttori delle strutture sanitarie hanno già chiesto ai primari di fare una simulazione dei servizi che potranno offrire ai pazienti se i medici - come annunciato - osserveranno rigorosamente l’orario di lavoro di 38 ore (ne abbiamo parlato sul Trentino in edicola ieri). E alcune risposte sono già arrivate: le conseguenze più gravi potrebbero essere sulla gestione delle sale operatorie che, soprattutto negli ospedali dove gli organici sono più ridotti, potrebbero funzionare solo mezza giornata.

La conseguenza è evidente: verrebbe dimezzato anche il numero di pazienti che possono essere curati, con un allungamento delle liste d’attesa. I pazienti in genere vengono convocati con una settimana di anticipo e quindi potrebbero anche non rendersi conto dello slittamento della propria operazione, ma di fatto rischiano di dover aspettare più a lungo di quanto sarebbe accaduto senza la protesta dei medici. Con il rischio di doversi rivolgere fuori provincia per contenere i tempi.

In alcuni ospedali sono state convocate in questi giorni riunioni per organizzare l’attività di gennaio. E proprio ai primari - che sono fra i protagonisti più agguerriti della protesta! - ora l’azienda sanitaria deve chiedere aiuto per far fronte alla situazione. I disagi maggiori sono previsti nelle strutture minori, dove sarà più difficile coprire eventuali assenze e dove è già stato ipotizzata la sospensione di alcuni servizi nelle strutture decentrate, ad esempio alcuni ambulatori distaccati dove venivano effettuate visite.

E nello scontro tra i medici e la giunta provinciale interviene il vice presidente e assessore all’Industria, Alessandro Olivi, che in un pezzo pubblicato sul proprio sito internet condanna l’atteggiamento tenuto dall’esecutivo: «Far precedere le decisioni alle trattative è un errore. Ognuno deve fare la sua parte, ma è la politica che deve creare le condizioni perché le riforme siano condivise e partecipate. Non vi è dubbio che in questa partita il confronto è stato postumo alle decisioni e questo rende tutto più difficile. Forse sarebbe il caso di prendere esempio dal privato, dove in molte aziende, anche grandi, centinaia di lavoratori hanno raggiunto un’intesa con i rispettivi datori di lavoro che ha portato alla riduzione delle retribuzioni. Questo è il risultato di buone relazioni, di concertazione responsabile e di una responsabilità tra le parti che presuppone fatica e impegno».

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