Rossi benedice Dellai nel nuovo centro con Casini

«Lo vedo bene come garante delle autonomie, di cui però l’Udc non parla. E comunque meglio lì che nel Pd»


di Robert Tosin


TRENTO. Rossi vede bene un Dellai a Chianciano, come portatore sano del virus dell'autonomia, soprattutto perché la proposta dell'Udc di questi giorni appare ancora confusa e con un tarlo potenziale: quello di riproporre un governo di tecnici «che fino ad oggi hanno dimostrato poca attenzione all'autonomia». Il Patt era presente come osservatore interessato alla grande convention termale, con Franco Panizza impegnato ad ascoltare interventi e a tessere reti di collegamento. «Perché noi sempre – spiega da Trento Ugo Rossi, l'ex segretario politico – da sempre siamo attenti a quel dibattito al di fuori del bipolarismo che ci vede protagonisti e non da ieri. A Chianciano c'ero stato due anni fa e lì si parlava solo di bipolarismo come unica visione del confronto politico. Lo stesso Dellai ha avuto stagioni di ferreo bipolarismo. Ora fa molto piacere sentire discorsi diversi, gli stessi che noi abbiamo sempre coltivato».

Ma Rossi mette in guardia da un possibile, clamoroso errore: quello di proporre una forza nuova, centrista ma allo stesso tempo centralista. «Finora non ho sentito nemmeno un accenno alle questioni delle autonomie. E non sto parlando solo della nostra. Il federalismo è comunque partito, pur gestito male e azzoppato. Quindi è una realtà con la quale bisogna fare i conti. Ma la nuova proposta dell'Udc non ha mai affrontato l'argomento, così come non ha chiarito il ruolo di Fini né quello dei neocentristi. E il fatto che venga riproposto un governo composto in buona parte dagli attuali professori mi preoccupa molto: non è che fino ad oggi il governo si sia distinto per una particolare benevolenza o attenzione alle autonomie».

Per Rossi, dunque, la nuova proposta politica non può esimersi dal prendere una precisa posizione di chiarezza su questi temi. Ma Dellai è a Chianciano: potrebbe essere lui il garante delle sensibilità autonomistiche dentro la nuova entità che sta per nascere. «Certo che sì, e lo vedrei molto bene. Meglio che nel Pd senz'altro. Sulla genuinità dell'autonomismo di Dellai credo che oramai non ci siano dubbi di sorta. E lì dentro potrebbe portare questa sensibilità, diventandone un garante importante. L'unica cosa: non può farlo senza un confronto con Trento e con Bolzano. La Svp? Sono convinto che sarebbe prontissima ad appoggiarlo in questo suo ruolo. Certo, non potete chiedere al Patt o alla Svp di sciogliersi in questa nuova entità: non succederà mai. Tradizione, storia, sensibilità e obiettivi ce lo impediscono. Ma se parliamo di collaborazione, di federazione o altri strumenti simili credo proprio che possa essere la strada giusta. A Dellai l'ho già detto e in tempi non sospetti. Dico bene ad una progetto che superi il bipolarismo e che ci tolga dalla palude del berlusconismo e dell'antiberlusconismo nella quale la politica italiana è sprofondata, ma attenzione a non abbassare la guardia sulla difesa dei territori. Vogliamo garanzie chiare fin da subito».

Se Rossi guarda positivamente a queste nuove occasioni di confronto, ancora diffida «delle improvvise conversioni di così tanti che oggi si professano centristi di punto in bianco. Anche perché, se mettiamo in discussione il bipolarismo, la destra e la sinistra, anche il termine centro deve subire una revisione. Credo che il Patt sia sempre stato coerente con la sua collocazione che con il bipolarismo non ha niente a che fare».

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