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Robol, sale il pressing ma lei resiste. Oggi l’assemblea

La segretaria: «Non lascio». Ipotesi di un direttorio con il gruppo provinciale e Sommadossi «portavoce»


di Chiara Bert


TRENTO. Sale il pressing del partito perché Giulia Robol si dimetta da segretaria del Pd dopo la bufera esplosa sua autocandidatura a sindaco di Rovereto. Ma lei non molla: «Non mi presenterò dimissionaria». Oggi potrebbe essere il giorno della verità: l’assemblea provinciale resta convocata per questa sera alle 20.15 ma anche su questo ieri si è combattuto un braccio di ferro. Robol, a casa con la febbre, ha chiesto che fosse rinviata di qualche giorno. La presidente Lucia Fronza Crepaz, a cui spetta la convocazione, aveva inizialmente dato il suo assenso ad uno slittamento. Ma l’ipotesi di rinvio ha sollevato un fuoco di fila e in serata la presidente ha deciso di confermare l’incontro di questa sera: «Dal punto di vista umano mi dispiace tantissimo - spiega - e sono stata a lungo combattuta. Ma lo statuto consente il rinvio solo in casi di eccezionale gravità e soprattutto politicamente non lo posso fare. La gente ha bisogno di poter discutere di quanto accaduto negli ultimi giorni». Amareggiata da questa decisione la stessa Robol: «Questo è accanimento nei miei confronti», è stato il suo commento.

Dimissioni o sfiducia. È stata una domenica di telefoni infuocati in casa Pd. Il partito è nel caos e la prospettiva è un azzeramento dei vertici a tre mesi dalle elezioni comunali di maggio, con diverse partite (Lavis, Cles, Mori, Ala) ancora aperte dove la coalizione non ha ancora un accordo sui candidati sindaci. Due sono le possibilità sul tavolo: Giulia Robol, preso atto di non avere più una maggioranza (Vanni Scalfi, suo alleato in segreteria ha già annunciato le dimissioni e con lui la presidente Fronza Crepaz) si presenta dimissionaria; oppure l’assemblea approva una mozione di sfiducia nei confronti della segretaria. La differenza non è di poco conto. Nel caso di sfiducia, l’atto fa decadere l’intera assemblea (eletta meno di un anno fa al congresso) e dà il via al congresso, che verrebbe fissato verosimilmente dopo le comunali di maggio. «L’assemblea è sovrana ma se la segretaria non fosse presente, eviterei di votare - dice la presidente - mi piacerebbe che potesse esprimere le sue ragioni». Se invece la segretaria si dimettesse - ed ecco perché il pressing di queste ore su di lei è fortissimo - l’assemblea rimarrebbe in carica e diventerebbe più agevole individuare una «soluzione ponte» che traghetti il partito fino alle comunali e, se necessario, a dopo l’estate.

Il direttorio. Meno di due anni dopo essersi affidato a Italo Gilmozzi per gestire il partito in vista delle provinciali 2013, il Pd si ritrova nella stessa situazione. Le consultazioni telefoniche di ieri e gli incontri di oggi proveranno a sondare le possibili exit strategy per evitare l’implosione. Ieri sera l’ipotesi che veniva avanzata in ambienti di maggioranza era quella di una gestione-ponte affidata al gruppo consiliare provinciale (Olivi, Borgonovo Re, Ferrari, Manica, Dorigatti, Zeni, Civico, Maestri, Plotegher) con un portavoce. Un nome circolato nelle ultime ore è quello di Luca Sommadossi, presidente della Comunità della Valle dei Laghi, eletto in assemblea nelle liste di Robol ma a detta di molti «persona specchiata e non partigiana». Altra ipotesi: un triumvirato con un responsabile dei territori, uno della comunicazione e un portavoce.

Filippi e la minoranza: ripartire dalle primarie. La leader della minoranza Elisa Filippi, la più votata alle primarie scalzata dall’accordo Robol-Scalfi, mette però in chiaro le sue condizioni: «L’autocandidatura di Giulia Robol è stato l’ultimo autogol, ma il fallimento della maggioranza era già chiaro. Quindi bisogna ripartire dal risultato delle primarie».

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