Premiata per la tesi sulle case terremotate. «Ma faccio la postina»

Stefania Moratti si è laureata con 110 e lode un anno fa. «Ho spedito il curriculum a 200 aziende. Invano»


di Luca Marognoli


TRENTO. Stefania si sveglia presto alla mattina: 5 e mezza al massimo. Un’ora dopo deve essere all’ufficio postale per ritirare la posta, da consegnare alle famiglie delle Quattro Ville: Nanno, Portolo, Tassullo e Rallo. Alle 11.30, se tutto va bene, Stefania stacca. Un salto a casa, un boccone, poi subito in auto: alle 13.30 deve essere a Roverè della Luna, dove frequenta un tirocinio non retribuito da una restauratrice privata.

Stefania Moratti, 25 anni di Tuenno, Val di Non, è forse la prima postina a vincere un premio per la stesura di una tesi di laurea di ricerca. Quattrocento euro assegnati il 9 agosto dalla Soprintendenza per i beni architettonici della Provincia con un particolare “apprezzamento per il lavoro svolto”. Il diploma Stefania l’aveva conquistato il 14 luglio dell’anno scorso, con una tesi dal titolo impegnativo: “Selezione di un legante inorganico per la messa in sicurezza degli edifici monumentali danneggiati dal terremoto del 6 aprile 2009 in Abruzzo: indagini analitiche preliminari”. Università di Modena e Reggio Emilia (il destino ha voluto che fosse l’area colpita dal terremoto del 20 maggio scorso), facoltà di Scienze, corso di laurea in Conservazione e diagnostica del patrimonio culturale. Voto: 110 con lode, curriculum da studentessa perfettamente in corso, senza nemmeno un mese di ritardo rispetto alla durata degli studi.

E’ stato faticoso, confessa, ma da come parla della cattedrale di Saint Denis, «il non plus ultra del gotico» dice, o del Duomo di Siena, capisci quanto sia stato eccitante per lei mettere la firma in calce a quella tesi: grazie ad uno stage formativo alla Tassullo Spa, ha studiato da vicino uno speciale prodotto da spruzzare sui muri cadenti e sulle parti lesionate degli edifici che permette di “congelare” la situazione in attesa del restauro. Evitando così impalcature spesso difficilmente collocabili nei dedali dei centri storici antichi. Un uovo di Colombo sfornato dai laboratori dell’azienda nonesa specializzata in calce idraulica naturale e fornitrice di prodotti usati nel restauro di monumenti di fama planetaria, come il Colosseo e l’Arena di Verona.

Dopo un anno e più di 200 curricula inviati, Stefania oggi fa la postina: «Vivo con i miei ma volevo un pizzico di indipendenza e in marzo ho trovato questo impiego. Lavoro sei mattine a settimana e prendo 850 euro. Prima avevo contattato sia aziende che hanno macchinari per la diagnostica e laboratori chimici, sia che operano nell'ambito del restauro. Risposte ne ho avute ma tutte simili: ci sentiamo quando abbiamo bisogno...».

Non le dispiace il contatto con la gente che, come pochi altri, il lavoro di postino può offrire. Ma Stefania sogna di fare quello per cui ha studiato, con brillanti risultati. «Sì, qualcuno che mi conosce nei paesi dove vado lo trovo. Restano stupiti: cosa ci fai qui tu che sei laureata? Mi rode ancora di più, con tutte le fatiche che ho fatto... Se penso alla mia voglia di finire in tempo e con il massimo dei voti. Abituata a quei ritmi di studio, mi sono trovata libera improvvisamente... La voglia di lavorare c’è: io ce la sto mettendo tutta. Però dopo un po’, ti abbatti e inizi a vederla in negativo. Trovare lavoro nel mio campo sarebbe davvero un sogno. Ma vanno bene anche laboratori chimici e che usano macchinari come il diffratometro o la gascromatografia, impiegati anche nell'acciaio e nel settore tessile. Il Trentino è autorizzato a dare il mio numero a chi dovesse farsi avanti».

Stefania ha studiato Scienze dei beni culturali per i primi tre anni: «Poi ho voluto approfondire l'ambito più scientifico dei monumenti - racconta- per analizzare come sono fatti e come conservarli al meglio per poterli fruire più a lungo possibile». L’amore per l’arte l’ha scoperto al liceo scientifico, il Russel di Cles. «E’ stata il professor Lancetti a trasmettermelo». Poi ha fatto tutto lei: gli esami a raffica, la laurea brillante, i complimenti di tutti e, ora, il premio della Provincia. Manca solo il lavoro.

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