Piné, ecco le “non-ronde” che vegliano contro i ladri

Un centinaio di volontari in azione tutte le notti a Faida, Miola e Montagnaga «Troppi furti: il questore chiama all’appello i cittadini e noi rispondiamo»


di Luca Marognoli


Sono già quasi un centinaio, “armati - dicono - solo di torcia, telefonino e buona volontà”. Pronti a esercitare il loro diritto - dovere di difendere le proprie famiglie dalle incursioni notturne dei ladri che da un paio di mesi ormai (il primo “colpo” alla vigilia di Pasqua) seminano la paura sull’altopiano di Piné. Ma non pensate di trovarvi di fronte a degli scalmanati che si sono improvvisati sceriffi: lo dice chiaramente il nome dell’iniziativa - “Non chiamiamole ronde” - che si ispira invece alle associazioni di auto-mutuo-aiuto e di cooperazione che sono l’ossatura delle comunità montane trentine. Solidarietà e volontariato, insomma, come i vigili del fuoco pronti a intervenire se c’è bisogno, sebbene qui si parli di un’organizzazione spontanea che però punta ad articolarsi come servizio strutturato e ad instaurare la massima collaborazione con il Comune e le forze dell’ordine.

L’idea è venuta a un professionista di Miola, che preferisce non essere nominato solo per non mettere a rischio la sua famiglia. Qualche settimana fa due individui sono entrati nella sua villetta nel cuore della notte: sua moglie si è svegliata di soprassalto e, vedendo un uomo sulla porta della camera da letto, gli si è gettata contro d’istinto. I due sono rotolati per le scale e lei ha rimediato la frattura di una spalla, ma poteva andare peggio. «Purtroppo dopo le 16 la stazione dei carabinieri del paese è chiusa - dice il marito - e i militari devono intervenire dalla Compagnia di Borgo, il che significa tre quarti d’ora di attesa. Quella notte non mi sarebbe dispiaciuto avere accanto qualcuno, se non altro per essere rassicurato». Finora le frazioni che hanno risposto sono tre: Faida, dove ci sono già una quarantina di volontari ed è stato già attivato il numero di emergenza, Miola e Montagnaga. I volontari escono in coppia e sono organizzati in due turni per notte, coprendo la fascia da mezzanotte alle prime ore del mattino. «Alterniamo postazioni fisse a mobili, controllando situazioni anomale, auto ed individui sospetti», dice il promotore. «Il nostro è un servizio passivo: in caso di emergenza chiamiamo subito i carabinieri. Non è previsto nessun intervento, se non di ausilio a persone aggredite o in difficoltà, anche perché non vogliamo che qualche volontario si faccia male. Vogliamo invece che la gente dorma tranquilla e scoraggiare i malintenzionati. Lo stesso questore ha detto di confidare nella collaborazione dei cittadini». Da quando le “non-ronde” sono partite, le tre frazioni non sono state colpite dai topi di appartamento, mentre «venerdì e sabato sono stati messi a segno furti a Baselga e Bedollo». Il prossimo passo sarà di estendere il servizio al resto dell’altopiano e di renderlo «autonomo e in grado di riattivarsi rapidamente in caso di nuove ondate di furti».

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