rovereto

Per uno scherzo perde il posto di lavoro

La dipendente mise colla in un tubetto di crema di una collega, che finì in pronto soccorso. La Corte: licenziamento giusto



ROVERETO. La Metalsistem aveva pieno diritto di licenziare la dipendente per uno scherzo pesante nei confronti di una collega. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, rigettando per inammissibilità il ricorso in terzo grado della dipendente licenziata, L.S., 48 anni. Secondo l’accusa, la donna avrebbe messo della colla utilizzata per lavorazioni aziendali all’interno di un tubetto di crema per le mani di una collega. La quale, in seguito allo scherzo, ha riportato una dermatite irritativa da contatto, come riportato dal referto del pronto soccorso. Metalsistem, tutelata dall’avvocato Filippo Valcanover, aveva ritenuto il comportamento di L.S. di tale gravità da meritare il licenziamento in tronco, e così era stato: il 25 novembre del 2011 la donna era stata licenziata per ragioni disciplinari. La donna aveva poi fatto ricorso, tramite il suo legale Stefano Trinco, ma la Corte d’appello di Trento aveva confermato la validità del licenziamento. Qualche giorno fa la Cassazione ha giudicato inammissibile l’ulteriore ricorso della donna.

I fatti risalgono al 4 novembre del 2011: verso le nove e mezzo del mattino, prima di iniziare il turno del lavoro, L.S. sarebbe andata nel bagnodel personale, avrebbe preso il tubetto della crema per le mani che una sua collega era solita usare, aggiungendovi della colla. Poco dopo l'inizio del turno di lavoro la vittima dello scherzo ha aperto il tubetto e si è spalmata la mani con la crema. Subito ha avvertito un forte odore di colla, poi un forte bruciore alle mani. D’istinto ha provato ad alleviare il dolore lavandosi le mani, poi si èp rivolta al caporeparto e insieme hanno analizzato il tubetto, constatando che la colla non era nel tappo, bensì nel tubetto, mescolata alla crema. In appello, la donna licenziata aveva sostenuti di aver solo bloccato il tappo del tubetto con dei punti di colla, senza infilare il beccuccio nel tubetto.

Dopo lo scherzo, il responsabile del personale ha convocato i dipendenti invitando il responsabile dello a farsi avanti. Ma nessuno ha confessato. L.S. aveva anzi negato di essere l'autrice dello scherzo, ma tre colleghe l'hanno accusata. Una di queste, coinvolta nella progettazione dello scherzo, se ne sarebbe dissociata trovandolo troppo pesante. Per l’azienda, quello attribuito a L.S. non poteva essere considerato uno scherzo, quanto piuttosto un atto di bullismo, e con questi presupposti ha licenziato l'operaia, che da otto anni lavorava alla Metalsistem sua dipendente da otto anni.

L.S. in Cassazione ha negato di essere la responsabile, ammettendo però che si sarebbe comunque trattato di uno scherzo. Ma secondo la Cassazione, il licenziamento è del tutto meritato.













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