il processo

Passavano per Trento i soldi del narcotraffico colombiano: chiesta una rogatoria internazionale per due imputati

L’udienza è stata rinviata a ottobre. Il procedimento è seguito a un’indagine internazionale della Procura di Trento

L'INCHIESTA. Sequestrati 18,5 milioni. Da una società della città bonifici verso Usa e Oriente



TRENTO. È stata rinviata al prossimo 4 ottobre l'udienza del procedimento scaturito dall'indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Trento riguardante un'associazione a delinquere per riciclaggio di denaro proveniente dal narcotraffico. Il procedimento riguarda il filone trentino dell'inchiesta avviata nel 2019, grazie al contributo di un'agente della Guardia di finanza infiltrato in una rete di narcotrafficanti colombiani.

Nel corso delle investigazioni è emerso che i clan colombiani e messicani, che cedevano a credito sostanze stupefacenti alle organizzazioni criminali nazionali, per far fronte alla necessità di far rientrare in Sud America il prezzo dello stupefacente, si avvalevano di una specifica "rete di broker" internazionali allo scopo di riciclare il denaro e convertirlo sotto forma di beni e servizi. A Trento era presente un ufficio di un'azienda "fantasma", utilizzato per lo scopo. Complessivamente, sono stati posti a sequestro beni per 18,5 milioni di euro, mentre sono 47 le persone coinvolte a vario titolo in Italia e all'estero.

L'operazione si è avvalsa della cooperazione di 27 Paesi stranieri. In aula, il pm Davide Ognibene, che ha coordinato le indagini assieme al procuratore distrettuale, Sandro Raimondi, ha chiesto una rogatoria internazionale per due imputati detenuti in Spagna e in Colombia.













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