Notte bianca, luci e ombre: «C’è stata poca informazione»

Trento. Variegata e poliedrica la valutazione della Notte Bianca, la prima del 2020 e l’ultima della 26a edizione dei Mercatini. In piazza Fiera, sabato notte, le casette come prevede il contratto...



Trento. Variegata e poliedrica la valutazione della Notte Bianca, la prima del 2020 e l’ultima della 26a edizione dei Mercatini. In piazza Fiera, sabato notte, le casette come prevede il contratto che i commercianti sottoscrivono con l’Apt, erano tutte aperte fino alle 23, spiega Valentina Wegher del Maso della Mela «ed anche se c’è chi ha fatto il tutto esaurito e chi non ha incassato le spese, ci si sta bene e con nostalgia attendiamo le fotografie di gruppo che faremo oggi. Tra noi si è creata una bella sinergia ed anche nelle giornate meno propizie, lo stare insieme è stato il valore aggiunto; un’esperienza che va ripetuta!”. Alla Tana dell’Orso, Alessia Ceola con Guido e Michela conferma che “è stata una serata super e che bisognerebbe farne qualcuna in più!”. Stesso discorso fatto da Rina Paterno, che con Samuele ha lavorato alla casetta del Crucolo di Denis Anderle. «Avremo potuto lavorare tutta la notte, per la folla che c’era – conferma – sicuramente c’è stato più movimento che in altre occasioni ed ammettiamo che ci dispiace sia finita».

Sonia Leonardi, nella sua profumeria Soleo della stretta di San Vigilio ha un punto di osservazione strategico: «Abbiamo chiuso verso le 21.30, gente ce n’era ma il flusso era indirizzato verso la gastronomia delle piazze. Certamente i turisti non sapevano della Notte Bianca ma pure noi commercianti lo siamo venuti a sapere dai giornali». Così i negozi a conduzione familiare erano chiusi e solo le grandi catene hanno prolungato l’orario.

Infine l’opinione di chi il centro città negli esercizi pubblici lo vive da oltre trent’anni, Walter Botto: «Abbiamo avuto più gente delle passate edizioni ma sono mancate una comunicazione tempestiva ed efficace ed un’animazione che desse il significato alla festa. Per il resto non mi trovo concorde con chi ha chiuso per stanchezza da prestazione; nei bar siamo aperti 362 giorni l’anno dalle 5 a mezzanotte; i negozi potrebbero in queste occasioni aprire dalle 15 alle 23, il personale farebbe le 8 ore ma si offrirebbe un’immagine ben diversa della città». C.L.















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