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«Non più sostenibili le tasse vessatorie di uno Stato iniquo»

Il presidente di Confesercenti Lombardini contro Equitalia: «Studi di settore da rivedere. Il caso della parrucchiera che ha chiuso? Ogni giorno storie così»


Luca Pianesi


TRENTO. «Non è possibile che una persona che esercita un’impresa sana da quasi 50 sia costretta a chiudere per Equitalia. Lo Stato deve recuperare la fiducia dei cittadini ma non può riuscirci fintantoché continua a strangolarli con tasse vessatorie e norme inique». E’ rimasto molto colpito il presidente di Confesercenti Trentino, Loris Lombardini, dalla storia, pubblicata ieri sul Trentino, della signora Flavia Degasperi che, dopo aver ricevuto la notifica della cartella esattoriale di Equitalia, ha preferito chiudere la sua attività di parrucchiera piuttosto che «dare altri soldi allo Stato». «Una di quelle vicende che gridano vendetta - commenta il presidente di Confesercenti - e che, purtroppo, si verificano con sempre maggiore frequenza anche nel nostro Trentino».

Lombardini, cosa l’ha disturbata particolarmente in questa storia?

Tutto: non può esistere in un Paese normale che una persona sia costretta a buttare all’aria 49 anni di lavoro per delle norme che impediscono, letteralmente, ai negozianti, ai baristi e a tutti i commercianti di esercitare le loro attività in maniera dignitosa. E poi nella vicenda della signora Degasperi c’è il dramma nel dramma: oltre a lei finiscono per ritrovarsi senza lavoro anche le sue dipendenti. Dobbiamo tutti scandalizzarci e mobilitarci.

Come?

Creando opinione, unendoci in questa battaglia che è assolutamente primaria. Si devono muovere le associazioni di categoria, i sindacati, e soprattutto la politica. Va bene parlare di riforme istituzionali, di modifiche della costituzione, di Senato e leggi elettorali. Ma finché non si cambiano quelle norme che minano alla base il rapporto di fiducia tra lo Stato e il cittadino sarà difficile ripartire.

Da quale partiamo?

Prendiamo spunto dalla vicenda della signora Degasperi. Lei stessa, con la pacatezza e la gentilezza che l’ha contraddistinta in tutta l’intervista riportata sul vostro articolo di ieri, ha sottolineato che si sente vittima “degli studi di settore” più che di Equitalia che anche lei definisce “una conseguenza di quel problema”. Ebbene dovremmo partire proprio dagli studi di settore. Questi sono calibrati su dati di 10, 15 anni fa. C’è stata, e c’è tutt’ora, la crisi? La nostra società si è impoverita? Allora anche le previsioni dei redditi delle diverse categorie vanno ricalibrate. Lo Stato non può pretendere che un esercente guadagni oggi come guadagnava nei primi anni 2000.

Quante storie come quella della signora Degasperi esistono in Trentino?

Tantissime. Tutti i giorni nella nostra sede di Confesercenti vengono baristi, negozianti, ristoratori disperati. Sono decine e decine, alcuni davvero distrutti. Noi cerchiamo di aiutarli, dargli la nostra assistenza, sostenerli ma non è facile perché nelle loro storie ognuno di noi ritrova analogie di ingiustizie e vessazioni subite a nostra volta.

Dal tono, Lombardini, sembra che anche lei abbia vissuto in prima persona il peso del fisco.

Esattamente. Io sono testimone diretto di come norme dello Stato possono finire per schiacciare un cittadino. Se uno di noi sbaglia un calcolo o si dimentica qualcosa, infatti, finisce per incorre in una sanzione civile del 60% del contributo non pagato. Mi sono saltati 10 mila euro? Ebbene ne dovrò pagare 16 mila. Francamente lo trovo incredibile. Ed è normale che se una persona chiede tempo allo Stato ottiene una dilazione al tasso del 6,15% e che a parti invertite se lo Stato sbaglia risarcisce con un tasso dello 0,1%? Questa si chiama usura bella e buona.

Non mi finirà per dire che alla fine giustifichiamo gli evasori?

Assolutamente no, le tasse vanno pagate. Ma le devono pagare tutti e devono essere strutturate sulla base dell’equità e devono essere compatibili con uno Stato di diritto. Il fatto che la signora Degasperi preferisca chiudere piuttosto che pagare quel tributo, strutturato su un criterio che gli attribuisce un reddito che in realtà non può percepire, dimostra come i cittadini abbiano perso la fiducia nello Stato. Noi intanto domani andremo a incontrare la signora per parlarle e per portarle la nostra piena solidarietà.

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