Minori in affido, scatta l'allarme in Trentino

Sempre più famiglie «normali» coinvolte, e gli stranieri sono oltre 300


Jacopo Tomasi


TRENTO. Fino a qualche tempo fa la maggior parte dei minori che venivano ospitati nei centri d'accoglienza erano orfani, senza mamma e papà. Negli ultimi dieci anni il fenomeno è radicalmente cambiato. Adesso nei gruppi famiglia o nei centri diurni arrivano bambini e adolescenti con alle spalle nuclei familiari disgregati e un vuoto affettivo da colmare.
«Quando abbiamo iniziato la nostra attività, 35 anni fa, il problema principale era la fame. Dovevamo riempire la pancia dei bambini orfani che avevano bisogno di assistenza. Adesso la questione è molto più complessa, il vuoto da riempire è ben più grande, perché è un vuoto affettivo frutto di rapporti familiari in crisi». A fotografare, in modo nitido e preciso, la situazione è Paolo Cavagnoli, presidente e socio fondatore dell'associazione provinciale per i minori, che opera in Trentino dalla metà degli anni Settanta.
Soprattutto negli ultimi 10 anni l'attività si è intensificata. A bussare alla porta delle diciassette strutture presenti sul territorio provinciale, tra gruppi famiglia e centri diurni, sono ragazzi che hanno vissuto gravi problemi familiari. Trentini e italiani che sono cresciuti in famiglie lacerate, talvolta nella totale assenza di rapporti con i genitori. «Il disagio - spiega Cavagnoli - nasce spesso dalla presenza di un solo genitore che non riesce a gestire i figli, oppure da nuclei familiari messi a dura prova da problemi alcol correlati o di natura psichica».
Questi ragazzi, spesso, non frequentano in modo coretto la scuola, come dimostrato dal dato pubblicato recentemente dal nostro giornale relativo all'aumento delle denunce a carico di genitori che non mandano i figli in classe.
Dal 2000 ad oggi, comunque, il fenomeno aumentato in modo più significativo riguarda i minori stranieri. In questo periodo, nelle strutture dell'Appm, sono passati oltre 300 giovani non italiani. Ragazzi che arrivano in Italia e, in stato di totale abbandono, spesso sono costretti ad atti di microcriminalità per sopravvivere. «Sia per quanto riguarda gli italiani che per gli stranieri - sottolinea Cavagnoli - grazie all'impegno e alla professionalità dei nostri educatori la maggior parte dei soggetti rientra, dopo qualche anno, nella comunità e nella famiglia d'origine». Un successo possibile anche per la "rete" di associazioni che si è creata in Trentino e che permette ai minori che vivono situazioni di disagio di essere intercettati e tutelati.
Un'altra delle realtà storiche, che opera in provincia da quasi cinquant'anni, è il Villaggio Sos di Trento. L'attuale presidente, Giuseppe Dematté, ribadisce il cambiamento avvenuto negli ultimi anni. «Il sistema è cambiato a tal punto che il 90% dei minori arrivano da noi su decreto del presidente del tribunale dei minori. I motivi di questi affidamenti sono molteplici, ognuno ha la sua storia, certo alla base c'è sempre più la crisi della famiglia. Quando un nucleo si spacca, chi ne risente in modo più significativo sono purtroppo i bambini». Il Villaggio del fanciullo, attualmente, accoglie 86 persone, tra ragazzi e bambini. Dalla sua nascita, ha visto passare oltre 320 bambini, la maggior parte dei quali sono cresciuti, molti fino alla conquista - preziosa e irrinunciabile - della completa autonomia. Un segnale di speranza, un raggio di sole che scalda quei bambini che vivono nel buio della solitudine e dell'abbandono.

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