«Mi ha rotto l’orologio d’oro», ma il pensionato sventa una truffa

L’uomo è stato avvicinato da una donna che chiedeva 4.200 euro, con una falsa telefonata dell’assicurazione


di Mara Deimichei


TRENTO. La truffa lei e il suo complice l’avevano preparata proprio bene con tanto di telefonata da una sedicente segretaria che, andando oltre i suoi doveri di impiegata, si permetteva di suggerire alla vittima la strada migliore per uscire dal pasticcio e non perdere una lira. Ma è stato fatto un errore: la scelta della «vittima». Che ha seguito il suo istinto e ha evitato di buttar via 4.200 euro.

A raccontare quello che è successo è il quasi truffato, un pensionato settantenne. «Venerdì scorso ero in macchina in piazza Vicenza - spiega - quando ho sentito un colpo secco alla macchina. Ho pensato a un sasso lanciato da qualcuno, ma mi sono guardato intorno e non ho vito nessuno. i finestrini erano integri e quindi ho proseguito. Quando sono arrivato in via Maccani, una signora è corsa verso la mia auto». E qui inizia la truffa. La donna racconta di esser stata urtata dall’uomo mentre attraversava sulle strisce e mostra il braccio - arossato - e soprattutto l’orologio che portava al polso con il vetro in frantumi. «Me lo ha regalato mio marito (avvocato, sottolinea) pochi giorni fa - spiega agitata all’uomo - costa 4.200 euro». E chiede di essere risarcita. Il pensionato si ricorda di quell’urto e anche se non aveva notato la signora, è pronto ad assumersi le sue colpe. «L’ho rassicurata - spiega - dicendole che ho una buona assicurazione e che non ci sarebbero stati problemi» E qui il colpo di scena. La donna si fa dare il nome dell’agenzia e finge di farsi passare un’impiegata. Impiegata che poi parla con l’anziano. E gli spiega che visto che non ha fatto incidente negli ultimi anni, gode di un credito di 9 mila euro e quindi gli consigli di pagare il tutto, tanto poi sarà risarcito per intero. Nella testa dell’uomo iniziano i dubbi rafforzati anche dal fatto che la donna, nonostante il dolore al braccio non vuole essere portata al pronto soccorso. Ma vuole andare subito in banca. E lì la porta ma mentre lei entra al bar (forse temeva le telecamere) lui ha il tempo di chiamare la sua assicurazione dove gli giurano che nessuno aveva chiamato e che nessuno sapeva nulla dell’orologio e del credito. Conclusione? Quando esce della donna non c’era traccia: si era accorta che la truffa era stata scoperta.

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