Mediaworld,  lavoratori in sciopero Amazon fa paura 

Ieri mobilitazione nazionale di solidarietà con i colleghi che perderanno il lavoro: si temono altri tagli e chiusure


di Daniele Peretti


TRENTO. Ad essere in crisi è tutto il comparto della vendita di materiale elettronico al dettaglio, messo in ginocchio da colossi come Amazon e dalla mancanza di strategie commerciali in grado di dare competitività anche ai punti vendita. Ultimo in ordine di tempo, il piano di ristrutturazione di Mediaworld che, partendo da un passivo di bilancio di 17 milioni di euro, prevede la chiusura di due punti vendita (Grosseto ed il negozio vetrina di Milano Centrale ); il trasferimento della sede amministrativa da Curno a Verano Brianza, con 500 lavoratori costretti a subire il trasferimento obbligatorio e due provvedimenti a scadenza: dal primo maggio la riduzione della maggiorazione domenicale dal 90 al 30% e dal 30 aprile la cessazione del contratto di solidarietà con conseguente taglio degli esuberi. «Fortunatamente a Trento lo sciopero è solo di solidarietà nei confronti dei colleghi della rete nazionale – sottolinea Alessandro Stella della Filcams del Trentino – ma la situazione non è per nulla tranquilla. Un passo già annunciato sarà quello della riduzione della superficie commerciale dei punti vendita che non potrà che portare ad un’ulteriore riduzione dei dipendenti. Al tavolo di trattazione Mediaworld si è presentata con un nuovo amministratore delegato che per prima cosa ha azzerato tutti i punti trattati con i precedenti dirigenti. Ha presentato il piano di ristrutturazione con scadenze a breve termine, senza un piano industriale di rilancio». Una crisi di settore che nasce da internet? «Più precisamente è stato Amazon a spaccare il mercato, allontanando dai punti vendita quelle fasce d’età che spendono di più per l’elettronica. Dall’altra parte i colossi dell’elettronica di consumo sono rimasti immobili pensando che la situazione non cambiasse. Invece adesso stanno portando i libri in tribunale».

A Trento su 35 dipendenti hanno scioperato in 15, dalle 9,30 alle 13: «A livello nazionale lo sciopero è stato indetto unitariamente, ma a Trento siamo l’unica sigla rappresentata. A non scioperare sono anche quelle figure lavorative a maggior rischio, ma in una mobilitazione di solidarietà va bene così». Un altro problema prettamente tecnico è quello dall’accreditare il ricavato delle vendite online alla sede centrale e non ai punti vendita di riferimento, che spesso hanno comunque una parte attiva per far andare a buon fine la trattativa: «Non è giusto -osserva un lavoratore- perché comunque quel cliente farà riferimento per qualsiasi problema al punto vendita. Ci hanno bloccato la contrattazione di secondo livello e, tra l’altro, possono trasferirci dove vogliono: a Trento è arrivato un collega di Grosseto».













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