La vacanza low-cost si fa ai laghetti

Centinaia di frequentatori ogni giorno, dagli adolescenti alle famiglie. «Qui è fresco, meglio che la piscina. Ed è gratis»


di Giuliano Lott


ROVERETO. Ogni giorno di sole, dai primi pomeriggi caldi della primavera fino agli autunni più miti, decine di automobili, di scooter, moto e biciclette vengono parcheggiate alla benemeglio lungo la stretta strada che dal ponte di San Colombano risale il corso del Leno di Terragnolo. I roveretani che si riversano sul greto del torrente sono centinaia, e c’è chi è un habituè del “lido della città” da decine di anni. I più organizzati arrivano di buon mattino con zaini e borse piene di cibarie, qualcuno improvvisa un succulento barbecue per ristorarsi dopo i bagni nei “laghetti” del Leno. Che saranno pure un piacevole refrigerio dopo qualche mezz’ora a prendere il sole, ma non si possono certo definire “caldi”, se paragonati al Lago di Garda o alla piscina comunale.

In questi giorni l’affluenza è al massimo, come testimoniano le eloquenti immagini qui a fianco: anche trovare posto per parcheggiare una bicicletta può rivelarsi impegnativo.

Ci sono stati anni ()in cui il “lido” era frequentato da pochissimi gruppi semiclandestini, tra i quali molti naturisti e altrettanti studenti che vi trovavano un’area abbastanza libera per avventurarsi in qualche piccola trasgressione. Si trattava comunque di persone che avevano un solido rispetto per la natura selvaggia del posto, e nel viaggio di ritorno non dimenticavano di portarsi a casa le immondizie, compresi i mozziconi di sigaretta. Col tempo quei piccoli gruppi si sono infoltiti, a volte con qualche fastidioso contraccolpo: qualche festa selvaggia di troppo e il Leno si è riempito di cocci di vetro, acuminati e pericolosi testimoni di party distruttivi. Furono parecchi a lamentarsene, e da allora - sono passati quasi due lustri - il codice di autocontrollo dei frequentatori è migliorato. Comune e Provincia sono del tutto consapevoli del valore dei “laghetti”: oltre una decina di anni fa il servizio bacino montani della Provincia ha investito cospicue risorse per curare la zona rendendola più ospitale per il turismo locale. Oggi sono interi nuclei famigliari a prendere posto sui sassi del greto, oppure compagnie numerose, con un’età che va dall’adolescente al pensionato, e si convive in maniera pacifica.

Malgrado la frequentazione elevata, il rispetto per il luogo è condiviso da quasi tutti. Unica vistosa traccia di maleducazione, un manipolo di sacchi di immondizie accumulati proprio sotto il cartello che recita: “Si prega di non depositare rifiuti”. Uno sfregio bello e buono, ma isolato.

Tra i frequentatori, un corpulento giovane, tatuato come un maori, ammette di essere un abitudinario: «Sì, ci vengo spesso. Qui è bello, si sta al fresco, è vicino alla città. Ed è gratis. Vacanze? E chi le fa, ormai? Siamo fortunati ad essere qui». Un altro, con il figlioletto per mano, spiega: «E’ una valida alternativa alla piscina o al Garda. In più, in una natura quasi incontaminata».

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