La truffa: lo “sconto fedeltà” è un salasso da 10 mila euro 

In tribunale. La casalinga raggirata: con una semplice firma si è impegnata ad acquistare pezzi di arredamento per 4 anni. Per evitare di perdere i soldi, ha dovuto chiudere il suo conto



Trento. L’offerta iniziale può sembrare conveniente e innocua. Una sorta di carta fedeltà che permette di avere per 4 anni degli sconti anche importanti su articoli di arredamento per la casa. Nulla di più, nessun impegno all’acquisto. Ma la sorpresa arriva due settimane dopo quando si scopre che firmando quello che appariva come un documento innocuo ci si è impegnati per quattro anni a fare degli acquisti per un importo minimo di 2.800 euro l’anno. Una forma di vendita alquanto discutibile che per la procura è diventata un’accusa per truffa.

A portare davanti al giudice due persone (entrambe venete) è stata una donna cinquantenne che per cercare non pagare i (primi) 3.332 euro si è vista costretta a chiudere il suo conto corrente, dal quale erano stati prelevati 1.332 euro, la somma indicata nell’assegno firmato prima di capire che era stata raggirata. La donna ha raccontato nella sua denuncia di essere stata raggiunta a casa da un uomo che le aveva proposto la possibilità di acquistare degli elementi di arredo nel corso dei successivi quattro anni con degli sconti. Unico obbligo, mettere la sua firma in calce al documento. Passano un paio di settimane e viene contattata telefonicamente da una signora che dice di chiamare per conto di una ditta con sede a Milano e che annunciava che a breve avrebbe ricevuto la visita di un incaricato che le avrebbe illustrato alcune offerte. Una visita che è stata assolutamente sgradevole per la donna. Che si è accorta solo in quel momento che l’innocuo documento la obbligava a spendere almeno 2.800 l’anno e, paventando cause legali, l’avevano spinta a consegnare tre assegni per acquistare dei materassi. Sentito poi l’avvocato, ha chiamato il giorno successivo per recedere dall’ordine ma le è stato detto che si trattava di oggetti su misura (materasso da 191 centimetri, misura incompatibile con il suo letto) e quindi non poteva tornare indietro. Come ha quindi fatto? Ha chiuso il conto corrente legato agli assegni (uno da 1.332 euro era stato già riscosso) e ha presentato una denuncia sui fatti accaduti. E ora l’intera vicenda è finita davanti al giudice come una possibile truffa.













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