«In carcere a Spini droga e violenza» 

Il racconto di un agente di polizia penitenziaria che descrive una situazione ai limiti della vivibilità nella nuova struttura


di Ubaldo Cordellini


TRENTO. «Bisogna avere mille occhi. Tu sei da solo alla rotonda e devi sorvegliare un braccio con dentro quasi un centinaio di detenuti con le celle aperte. Tra te e loro c’è solo un cancello e tu sei solo. Se succede qualcosa non devi assolutamente entrare, ma chiedere rinforzi. Ormai è diventato un lavoro impossibile, alienante e pericoloso. Ognuno di noi ha qualche ferita o ha preso botte». Il racconto è di un agente del carcere di Spini di Gardolo. Un racconto che descrive una realtà allarmante per una struttura che doveva essere all’avanguardia.

Doveva essere un carcere modello. Celle al massimo con due letti con tanto di televisore, un tetto di non più di 240 detenuti, laboratori di ogni tipo e vivibilità. E invece è un incubo. I detenuti sono più di 400 e gli agenti in servizio meno di 140. Senza contare che ci sono anche una settantina di detenuti per reati sessuali e predatori, i cosiddetti sex offender, che vanno tenuti separati assolutamente dagli altri. Adesso la speranza di molti è che la Provincia chieda la delega sull’organizzazione del carcere. Il presidente Ugo Rossi l’8 incontrerà il ministro della giustizia Andrea Orlando e gli agenti sperano che qualcosa cambi.

La Provincia ai tempi di Lorenzo Dellai ha investito nel nuovo carcere di Spini di Gardolo anche tenendo presente la funzione riabilitativa e di reinserimento nella vita sociale dei detenuti. E invece la successiva gestione da parte del ministero ha trasformato Spini in un carcere in cui lavorare è durissimo per gli agenti di polizia penitenziaria e in cui le condizioni di vita dei detenuti sono spesso al limite. Lo dimostrano, e sono dati ufficiali diffusi durante la festa della polizia penitenziaria, i 5 suicidi e i 12 tentati suicidi negli ultimi due anni. Per non parlare, poi, delle numerose aggressioni agli agenti e dell’ingresso di droga in carcere, come detto sempre alla festa della polizia penitenziaria. Nell’ultimo anno sono stati 40 i deferimenti alla Procura per reati come resistenza, violenza, minaccia a pubblico ufficiale e spaccio all’interno della casa circondariale. In agosto un detenuto nordafricano ha mandato all’ospedale quattro agenti che erano intervenuti dopo che aveva sfasciato la sua cella. Li ha colpiti con una gamba del tavolo della sua cella che aveva usato come una mazza. E proprio da qui parte il racconto dell’agente di polizia penitenziaria: «Qualcuno ha avuto la bella idea di fare i tavoli con gambe quadrate con un lato di 4 centimetri e tanto di spigoli. Se vengono smontate possono essere usate come una mazza. Il detenuto che ha aggredito quattro colleghi aveva già dato problemi in passato, ma non è stato l’unico. Ma i problemi non sono solo questi. Il problema più grande, quello che si trascina dietro tutti gli altri, è la scarsità del personale. Al primo e al secondo piano ci sono tre bracci, al terzo due. Ci dovrebbe essere un agente per braccio e uno nella rotonda che li collega. E invece ce n’è uno solo nella rotonda. E le celle sono aperte 8 ore al giorno. Sorvegliare è impossibile». Per non parlare della droga che entra attraverso mille trucchi: «I detenuti inventano ogni volta un trucco nuovo. C’è chi la lancia nell’orto dalla ciclabile e chi la porta dentro in altri modi».













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