Madre colta da raptus infierisce con 12 colpi sulla bimba

Il verbale choc: «Alcune voci mi hanno detto di ucciderla»


Luca Petermaier


TRENTO. Nella caserma di via Barbacovi sono passate da poco le 12 quando in una sala al secondo piano viene fatta accomodare Sara Bolner, 44 anni, la madre della piccola Marialisa trovata massacrata nella casa di Mezzolombardo. La donna si siede davanti al magistrato, il pm Carmine Russo, e in modo distaccato comincia il suo racconto allucinante: «Questa mattina alcune voci mi hanno detto che dovevo ammazzare Marialisa perché dovevo liberarmi».

In queste poche parole è rinchiuso il folle omicidio di una bimba di sei anni, accoltellata per dodici volte dalla madre in preda alle allucinazioni. Davanti ai carabinieri del reparto operativo provinciale - coordinati dal tenente Enrico Risottino - Sara Bolner ha ricordato a fatica gli attimi del delitto, alternando brevi momenti di lucidità con profondi vuoti di memoria. Il risultato è un verbale di tre pagine, con un racconto che parte dalle prime ore della mattina di ieri, quando Elio Concadoro esce di casa per andare al lavoro. «Alle 6.50 - dichiara Sara Bolner - mio marito è uscito per andare a lavorare. Io mi sono alzata perché dovevo preparare mia figlia per la scuola. Da un po’ di tempo, però, avevo grosse difficoltà a vestirla in tempo e prepararla per la scuola. Sentivo una grande stanchezza addosso». Già da lunedì, infatti, Marialisa era assente dalle lezioni. In classe si era presentata solo martedì, mentre gli altri giorni era rimasta a casa. Anche ieri la piccola - che pur aveva manifestato il desiderio di essere accompagnata a scuola - si era ritrovata di fronte una madre spenta, senza forze. «Stavo scrivendo la giustificazione per Marialisa nella quale dicevo che mia figlia era stanca - continua la signora Bolner - quando sono partite le riflessioni. Mi sono chiesta se quella stanchezza fosse davvero la sua o non fosse invece mia. A questo punto mia figlia, vedendo che stavo male, mi ha detto che forse era meglio chiamare il papà».

A questo punto il racconto della donna si fa meno lucido e riprende con il riferimento a delle voci che lei avvertiva e che non riusciva a non ascoltare: «C’era qualcosa dentro di me - continua Sara - che mi suggeriva di fare del male alla bambina, delle voci che mi hanno detto che dovevo ammazzare Marialisa perché dovevo liberarmi». Le voci hanno la meglio su Sara Bolner, vincono il suo instabile equilibrio e nella donna scatta il raptus omicida. Quale elemento abbia accesso la miccia non è chiaro, forse - ma è solo un’ipotesi - sono state le insistenze delle piccola per essere accompagnata a scuola, un desiderio che non trovava possibilità di essere accontentato da parte di una madre sempre più stanca e depressa.

Il verbale dell’interrogatorio si concentra poi sui pregressi problemi psichici della donna, che per qualche tempo era stata in cura presso una struttura pubblica ma che ultimamente - secondo quanto riferito ai carabinieri dal marito - era notevolmente migliorata. «E’ vero - spiega Sara - che ho avuto dei problemi psichici ma non prendevo pillole, anche se ho il sospetto che mio marito mi mettesse delle gocce nelle bevande di nascosto». Su questo elemento, per ora, non ci sono riscontri e toccherà agli inquirenti comprendere a che livello fosse effettivamente lo stato di depressione della donna.

Al fianco di Sara Bolner - nel corso delle quasi tre ore di interrogatorio - è sempre rimasto l’avvocato Vasco Chilovi il quale, al termine del faccia a faccia con il magistrato, ha ammesso che in questo caso sembra ci sia una evidente incapacità della donna di intendere e volere. «Purtroppo - ha spiegato il legale - non c’è un quadro clinico recente da analizzare e dunque dovremmo affidarci ad un esperto per capire in quale stato si trova adesso la salute mentale della signora Bolner» che, a quanto lei stessa avrebbe riferito all’avvocato, in passato aveva tentato dei gesti di autolesionismo. Quello che molti (dal marito al cognato) hanno confermato è che la depressione della donna non ha mai influito in modo negativo sulla piccola Marialisa e sul suo rapporto con la madre. Chi ha conosciuto i Concadoro ne parla come di una famiglia modello e soprattutto giura che il rapporto madre-figlia sembrava solido. Forse era solo apparenza o forse era davvero così e quello che è successo è solo colpa di un raptus improvviso e incontrollabile. Questo sarà il perito incaricato dal pm Carmine Russo a stabilirlo.

Questa mattina, intanto, è previsto l’esame autoptico sul corpo della piccola Marialisa per comprendere le esatte cause del decesso e per avere un quadro più preciso sulla dinamica. Nei prossimi giorni, inoltre, sarà fissato l’interrogatorio di convalida dell’arresto davanti al gip. L’accusa per ora è di omicidio volontario.













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