«Giunta fino al 2013 anche senza di me»

Dellai: «Avanti con il progetto politico che gli elettori hanno scelto» Kessler? «Dichiarazioni arroganti, presuntuose e totalmente disinformate»


di Chiara Bert


CLES. «Non so oggi quali saranno le mie scelte, ma indipendentemente da quello che farò io la giunta finirà il suo mandato. Il progetto di governo che stiamo portando avanti non è mio, ma della coalizione». Lorenzo Dellai risponde così, nella conferenza stampa per la trasferta di giunta ieri a Cles, a chi gli chiede se si candiderà alle elezioni politiche del 2013. Una prospettiva di cui già tutti parlano dandola per scontata, visto che il governatore per legge non può candidarsi per un quarto mandato alla guida della Provincia.

Esplicitamente il presidente non scioglie le riserve («Oggi è prematuro e non so minimamente dire se mi candiderò o meno»), ma le sue parole lasciano intuire che quello a Roma potrebbe essere un approdo più che probabile. Perché il presidente tiene a mettere in chiaro un punto: «La giunta andrà avanti con o senza di me». Questo significa che se Dellai si candidasse alle politiche della prossima primavera, le sue dimissioni arriverebbero in autunno e a quel punto sarebbe il vicepresidente Alberto Pacher a guidare la giunta fino a ottobre 2013 quando si terranno le elezioni provinciali.

«A maggior ragione in un momento così particolare per il Trentino, garantiremo il nostro impegno fino alla fine della legislatura», ripete Dellai, «in una fase delicata come quella di oggi non possiamo perdere di concentrazione». E rivendica l’azione di governo della Provincia attuata in questi anni. «Una gestione vecchia del potere che non ci porterà più da nessuna parte, di interventismo della Provincia in economia che premia chi è meglio collegato con il potere politico», l’ha definita l’ex presidente del consiglio provinciale Giovanni Kessler (intervista al «Trentino» di mercoledì, ndr), «c’è bisogno di una nuova classe dirigente da scegliere con le primarie, dove ogni candidato alla presidenza possa presentare il proprio progetto di Trentino».

Secca la replica di Dellai, che senza mai nominare Kessler dice: «Ho letto dichiarazioni molto arroganti, molto presuntuose e totalmente disinformate. Ma siccome non mi fanno né caldo né freddo, vado avanti col mio lavoro e il mio impegno. Quello che conta è quello che si fa e che si condivide con la comunità».

«C’è un progetto politico e di governo che abbiamo sottoposto agli elettori, che gli elettori hanno approvato e che stiamo portando avanti. Non è un progetto mio personale ma un progetto di squadra che andrà fino al suo compimento finale, ovvero ottobre 2013. Non si parte da zero. Dovrebbe essere scontato ma dal dibattito vedo che così non è. Faremo un grande sforzo - continua il governatore - perché il Trentino non perda la rotta che abbiamo tracciato in questi anni, naturalmente con le innovazioni che servono. I programmi si affinano, si modificano in base alla realtà. È evidente che ad ogni fase storico-economico-sociale corrispondono priorità e attenzioni nuove, ma quello che conta è non perdere la bussola. A noi pare che in questi anni siano state messe in campo visioni di lungo periodo che non sono mie personali o degli assessori ma di un’intera coalizione che le ha perseguite e che devono essere punto di riferimento per il futuro. Noi lavoriamo per l’unità e non per la divisione - è il messaggio indirettamente rivolto a Kessler - perché ci sia anche in politica un progetto di sempre maggiore convergenza. Altri anche nella nostra coalizione lavorano per dividere, affari loro». Seduti accanto al presidente, gli assessori Pacher, Gilmozzi, Rossi, Olivi (tutti potenzialmente in corsa per la successione) annuiscono senza proferire parola.

Quanto al centrodestra, Dellai parla di uno schieramento «in grave difficoltà», «non mi pare che possa offrire un’alternativa». E sui movimenti più o meno sottotraccia per costituire un nuovo centro si limita a una battuta: «Il presunto leader (Dalfovo, ndr) ha smentito. Non penso che possa nascere un nuovo centro perché il centro al governo c’è già».

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