Dalla Sloi all'ex questura: così a Trentovive il popolo dei senzatetto

L'ultima scoperta è stata l'occupazione delle scuderie del Buonconsiglio, ma ci sono anche le fabbriche in disuso e perfino qualche villa alla Bolghera o in collina


Andrea Selva


TRENTO. Chiusa una porta, buttano giù un portone: accade così con i clandestini (ma ci sono anche senzatetto con regolare permesso di soggiorno) che cercano rifugio nei luoghi abbandonati della città. Le vecchie caserme sono diventate una spianata in attesa del nuovo ospedale? E loro occupano l’(ex) appartamento del questore.

 La Cooperazione (proprietaria dell’ex Italcementi) butta giù le palazzine di servizio del cementificio di Piedicastello? E loro si rifugiano nei meandri più nascosti della fabbrica, oppure più in là, sotto il ponte di San Giorgio, dove due consigliere comunali (Giugni e Maffioletti, animate da sentimenti opposti) hanno fotografato i poveri averi di qualche disperato.

 Alle Pezzoli era il 3 febbraio (ancora pieno inverno) quando un polacco finì all’ospedale intossicato dal monossido di carbonio prodotto da una stufetta improvvisata. Ma i relitti delle caserme hanno i giorni contati. Pare dotato di lunga vita invece il relitto ex Enel che da anni rovina il paesaggio di Cristo Re, vicino alla centrale elettrica. Punto di riferimento per chi non ha dimora, nei suoi sotterranei di cemento grezzo qualche anno fa ci trovarono pure il morto.

 In attesa che la Sloi diventi un terreno disinquinato ed edificabile (di questo passo, accadrà mai?) gruppi di senza tetto provenienti dall’Est Europa, che nulla sanno di falde inquinate da piombo tetraetile, comprano assi d’abete all’Obi e al Brico per costruirsi le baracche su misura, infilando nel fango tossico pali di legno come fondamenta. Dicono - ma non c’è prova - che siano gli stessi che chiedono l’elemosina in centro storico.

 Da quando li hanno trovati in Questura (ne ha dato notizia il Trentino) è chiaro a tutti che i senza tetto non conoscono i confini tra la periferia e il centro storico, purché ci sia una porta da abbattere o una finestra da rompere per entrare al coperto.

 Non chiedete al Comune quanti sono, perché non c’è l’ufficio che conta i clandestini, ma esattamente un anno fa proprio l’amministrazione comunale ipotizzò un censimento partendo da una stima di circa 400 persone. Non se n’è più fatto nulla. Chiudere le aree occupate non serve, perché la ricerca di un tetto si sposta subito in altre zone della città: anche in Bolghera - quartiere da 4 mila euro al metro quadrato - c’è una villa occupata. E nei mesi scorsi la polizia municipale ha sgomberato una casa pure sulla collina di Villamontagna: ci arrivavano con l’autobus













Scuola & Ricerca

In primo piano