la discussione

«Cia assassino»: ed è caos in consiglio

Sul Facebook di Zanella (Arcigay) appare un “post” di Giacomini (Laici trentini) contro il consigliere e in aula è bagarre


di Luca Pianesi


TRENTO. «Ora dobbiamo usare armi non convenzionali. Ad ogni suicidio legato all’omofobia va corrisposto un politico di turno, ad esempio Claudio Cia è un assassino ha ucciso Samuelle». E’ stato stigmatizzato da tutti il messaggio “postato” sulla pagina Facebook di Paolo Zanella, presidente di Arcigay, da Alessandro Giacomini, segretario dei Laici trentini.

Dalla maggioranza all’opposizione, passando per lo stesso Zanella e l’Arcigay, il coro di piena solidarietà al consigliere Cia e di decisa presa di distanze dalla frase di Giacomini è stato unanime. Eppure è stato questo l’argomento che ha “tenuto banco” durante la seduta di ieri dedicata alla legge contro l’omofobia.

Claudio Cia per primo ha segnalato di aver ricevuto telefonate minatorie e insulti via Facebook anche a seguito di quanto apparso negli scorsi giorni sulla stampa. Ed ha quindi citato il post apparso sulla pagina di Zanella: «Rimango senza parole per l’attacco rivoltomi sul profilo Facebook del primo firmatario del ddl contro le discriminazioni, Paolo Zanella di Arcigay. A meravigliarmi è anzitutto il fatto che simili espressioni di odio provengano da ambienti – o da sostenitori di ambienti - che dovrebbero incarnare il rispetto ed il contrasto alle discriminazioni: proprio un bell’esempio. E’ un fatto grave, che mina la serenità di qualunque tipo di confronto e che evidentemente spoglia di credibilità chi si spaccia per difensore dei diritti civili».

Cia si è quindi lamentato del fatto che la cancellazione del messaggio sia avvenuta «solo dopo la mia pubblica denuncia in aula. Evidentemente - ha aggiunto - una parte dei sostenitori del ddl stanno perdendo la testa, manifestando un volto di insofferenza verso chi manifesta un’idea diversa dalla loro».

«Che dire, io quel post nemmeno lo avevo visto - ha spiegato al Trentino Paolo Zanella - alle 7 di mattina ero già a lavoro e onestamente non avevo fatto a tempo a leggere tutti i messaggi che erano stati scritti a commento della foto proprio di una pagina del vostro quotidiano (si trattava dell’articolo di mercoledì “Omofobia, legge addio. Maggioranza senza voti in aula”). Ovviamente se l’avessi vista prima l’avrei cancellata e avrei chiamato Giacomini e gli avrei chiesto “cosa ti passa per la testa”. Mi dissocio completamene e stigmatizzo quella orribile frase. Sta di fatto però che quel che è successo ieri in aula ha dell’incredibile.

Per tutta la mattina e anche per buona parte del pomeriggio si è parlato di me e di questo post che è stato evidentemente strumentalizzato. E la dimostrazione sta nel fatto che quando in serata c’è stata la sospensione del dibattito per produrre un documento di solidarietà a Cia appena la maggioranza mi ha chiesto di firmarlo anch’io le minoranze si sono dissociate chiedendo che io non partecipassi, nonostante fossi primo firmatario del ddl e attore, mio malgrado, di questa vicenda». Attore non protagonista visto che l’autore materiale del “post” è stato, come detto Alessandro Giacomini al quale abbiamo chiesto spiegazioni: «Detto che l’Arcigay non centra niente e nemmeno i Laici del Trentino e che mi prendo tutte le responsabilità per quella frase, voglio anche dire che non mi vergogno di quanto scritto. L’atteggiamento delle minoranze sulla questione omofobia sta diventando davvero insostenibile. Quando poi è accaduta quella tragedia che ha coinvolto la mia amica Samuelle e il consigliere Cia quasi contemporaneamente ha dichiarato che per lui il ddl contro l’omofobia contava talmente poco da rinunciare a tre giorni di indennità non c’ho più visto. L’omofobia nasce anche dall’indifferenza e ci sono giovani che si tolgono la vita perché schiacciati da questa indifferenza. Per questo ho detto “assassino”. Perché si uccide anche con questi atteggiamenti.

Con quelle parole il consigliere provinciale ha ribadito ancora una volta di essere omofobo. So bene che queste mie parole rischiano di trasformarsi in un boomerang - ha aggiunto Giacomini - e per questo mi scuso con Zanella, che ovviamente non centra nulla e con l’Arcigay, ma mi prendo le mie responsabilità. E spero che Cia mi porti in tribunale così, almeno, continueremo a parlare di questo argomento». Per un Giacomini che ha rivendicato quanto fatto, a titolo personale, l’intero consiglio provinciale ha preso le più assolute distanze dal post del segretario dei Laici trentini compreso il consigliere Mattia Civico che su Facebook ha ricordato come il «Ricorso alla violenza o anche solo le minaccia non sono mai ammissibili. Neppure a sostegno delle migliori idee. Su questo sono con Cia». Ma anche in consiglio ha ricordato come sia necessario per tutti “ripulire”, soprattutto su questi argomento, i linguaggi e le bacheche sulle pagine Facebook. Andando sulla pagina di Cia, infatti, sotto un post diretto contro l’assessore Sara Ferrari (“Il doppiopesismo dell’assessora Ferrari”) uno dei suoi commentatori ha lasciato il messaggio «Vado alla scuola e le meno». Della serie «chi è senza peccato...».

 













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